Tavolo omotransnegatività, le istituzioni insieme contro le discriminazioni

Tavolo omotransnegatività, le istituzioni insieme contro le discriminazioni

La dottoressa Margherita Graglia, psicologia e formatrice, è coordinatrice del Tavolo interistituzionale per il contrasto all’omotransnegatività e per l’inclusione delle persone LGBT , una realtà unica nel suo genere, nata a Reggio Emilia. Ne fanno parte Comune, Provincia, Tribunale, Procura della Repubblica, Istituti Penali di Reggio Emilia C.C.C.R., Azienda Unità Sanitaria Locale, Azienda Ospedaliera Santa Maria Nuova, Università di Modena e Reggio Emilia, Ufficio Scolastico Ambito Territoriale, Istituzioni Scuole e Nidi d’infanzia, Fondazione per lo sport del Comune, Fondazione Mondinsieme, Associazione Arcigay Gioconda. Margherita Graglia è autrice di “Omofobia. Strumenti di analisi e intervento” (Carocci 2012) e “Le differenze di sesso, genere e orientamento. Buone prassi per l’inclusione” (Carocci, maggio 2019), opera di imminente pubblicazione in cui verrà descritta in modo analitico l’esperienza innovativa del Tavolo interistituzionale.

Dottoressa Graglia, quando e perché è nato il Tavolo?

Tutto è partito nel 2015 per volontà dell’Amministrazione comunale, nello specifico dell’assessorato alle Pari Opportunità,  che ha voluto proseguire a livello locale la Strategia Nazionale dell’UNAR  – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, estendendo nel nostro caso il coinvolgimento a tutte le istituzioni del territorio oltreché all’Arcigay Gioconda. Esistono infatti alcune esperienze che vedono insieme un Comune e le associazioni LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali), ma non ci sono altri esempi come quello reggiano, dove allo stesso tavolo siedono le istituzioni del territorio e tutte insieme lavorano per un obiettivo comune, collaborando per creare un approccio condiviso sul tema dell’omotransnegatività. Un’altra particolarità del Tavolo reggiano è infatti il contenuto stesso perché l’omotransnegatività è qualcosa di più dell’omofobia, lavoriamo cioè non solo sull’aspetto della paura della diversità e sui comportamenti dei singoli, ma soprattutto si vuole andare a incidere sui processi socioculturali e sulle pratiche sociali adottate dalle istituzioni, su quei processi che possono dunque riconoscere o al contrario negativizzare le identità LGBT. Un altro aspetto peculiare risiede nel metodo, cioè l’approccio basato sull’incontro e sulla riflessione condivisa – che è forse tipico della comunità reggiana – in cui il confronto costituisce l’aspetto centrale.

A quali risultati siete arrivati fino ad ora?

Ogni tre mesi circa il Tavolo si riunisce e insieme ci poniamo delle domande. All’inizio ci siamo interrogati sulle criticità e sulle discriminazioni, su come queste emergessero nei servizi erogati dalle istituzioni. Abbiamo lavorato in maniera graduale concentrandoci sia sull’utenza LGBT sia sul personale LGBT. Confrontandoci abbiamo trovato delle convergenze sui principi da cui partire e il 17 maggio 2017 abbiamo sottoscritto il primo protocollo d’intesa tra i soggetti che fanno parte del Tavolo. Abbiamo raggiunto una convergenza valoriale attraverso l’esame dei provvedimenti normativi, sovranazionali e nazionali, che hanno normato il divieto di discriminare, inoltre abbiamo analizzato le ricerche italiane e internazionali sulle discriminazioni motivate dall’identità di genere e dall’orientamento sessuale. Abbiamo poi proceduto chiedendoci quali pratiche adottare allo scopo di promuovere l’inclusione dell’utenza e del personale LGBT, entro fine marzo 2019 sottoscriveremo un protocollo operativo in cui tutti i soggetti indicheranno le buone prassi che intendono attuare, come ad esempio l’inserimento nei codici etici, nelle carte dei servizi di una voce specifica sull’antidiscriminazione in base all’identità di genere e all’orientamento sessuale. Un’altra azione che sarà messa in campo è quella relativa alla formazione e alla sensibilizzazione dei dipendenti dei vari servizi sui temi LGBT.

Ritiene che istituzioni e società siano a un buon livello nel rispettare queste diversità?

Le istituzioni reggiane, grazie al lavoro con il Tavolo, sono ora sicuramente molto più sensibili. Il confronto è servito a comprendere quali forme possono assumere le discriminazioni che molto spesso avvengono in buona fede e a iniziare quindi a porvi rimedio. Possiamo fare alcuni esempi. Il Comune di Reggio sta per sottoscrivere diversi punti tra cui l’adozione dell’alias per i dipendenti transessuali, che possono così utilizzare il nome elettivo, quello che sentono più appropriato al proprio genere, da utilizzare anche per il badge. Per quanto riguarda la società in generale la ricerca Istat del 2012 testimonia che le persone LGBT subiscono ancora discriminazioni (la maggior parte dichiara di essere stata discriminata, in particolare sul lavoro e a scuola). Sebbene la società stia affrontando cambiamenti importanti permangono dunque le discriminazioni. Per questo occorre intervenire, anche con uno strumento innovativo e importante come il Tavolo che abbiamo creato a Reggio Emilia, grazie alla collaborazione di tutti i soggetti coinvolti. L’idea è di renderlo permanente e allargarlo anche al mondo del lavoro, coinvolgendo i sindacati e il mondo datoriale.