Sportello sfratti in Tribunale, un orientamento per poter ripartire

Sportello sfratti in Tribunale, un orientamento per poter ripartire

Lo Sportello sfratti  presso il Tribunale Civile di Reggio Emilia ha portato i servizi sociali in un luogo in cui se ne avverte l’esigenza, nel momento in cui questo bisogno è più forte.  Dal 2015, grazie a un’intuizione del Comune avuta di concerto con i Giudici che si occupano di procedure di sfratto, Reggio Emilia è l’unica città in Italia ad avere un servizio di questo genere. I giovedì mattina, quando in Tribunale si svolgono le udienze di convalida degli sfratti per morosità o finita locazione, un’operatrice di FCR – Farmacie Comunali Riunite – l’Azienda Speciale che per conto del Comune gestisce i servizi socio-sanitari a favore di persone disabili, anziani e minorenni oltre allo Sportello Sociale presso i  Poli Sociali Territoriali –  è presente a Palazzo di Giustizia di via Paterlini in un’aula attigua e comunicante con quella dove si svolgono le udienze, a disposizione delle persone convocate. Ad occuparsi del servizio , fin dalla sua apertura, è Linda Contini, operatrice di Sportello Sociale e dipendente di FCR. Le abbiamo chiesto di raccontarci quali sono le finalità del suo lavoro e come si svolge.

Quanti sono gli sfratti a Reggio e provincia e chi riguardano in prevalenza?

Ogni anno le iscrizioni per procedimenti di sfratto al Tribunale di Reggio sono in totale circa 800, una buona parte per morosità nell’affitto dell’abitazione. In molti casi si tratta di nuclei in condizioni di fragilità, a seguito di perdita o sostanziale riduzione dell’attività lavorativa, spesso unica fonte di reddito della famiglia. Molti sono stranieri con minori a carico, senza una rete sociale o familiare di supporto. Quando ci sono membri della famiglia affetti da patologie invalidanti o da condizioni di non autosufficienza il quadro, già problematico, si aggrava. Alcuni di questi nuclei, poi, non conoscono i servizi e le opportunità offerte dal nostro territorio perché non hanno mai avuto bisogno di usufruirne fino a quando non si è presentata la criticità. Alcune delle persone incontrate non si sono poi mai rivolte al servizio sociale, nonostante la situazione di difficoltà attraversata, sia perché fino a quel momento hanno potuto contare sulle risorse interne o esterne al nucleo familiare, sia per il timore di eventuali conseguenze negative. Altri invece hanno l’idea che al servizio sociale ricorrano famiglie caratterizzate da disagio, marginalità o devianza, aspetti nei quali non si riconoscono.

Com’è organizzata l’attività dello Sportello?

A inizio mattina i Giudici avvertono della presenza in Tribunale dello Sportello sociale e della possibilità di chiedere un colloquio. Questo incontro serve a capire brevemente la situazione delle singole persone o famiglie, per accompagnarle verso gli sfratti e anche in seguito, e a fornire gli orientamenti del caso: ad esempio rispetto agli alloggi Erp, alle altre possibilità abitative, alla procedura di sfratto e alle tempistiche della sua esecuzione, che non sono sempre così chiare per chi non è assistito da un legale. Se si tratta di residenti a Reggio Emilia li indirizziamo al Polo Sociale di competenza per un colloquio di approfondimento. Nella postazione abbiamo a disposizione un pc con cui poter verificare immediatamente se si tratta di persone già in carico ai servizi sociali o invece ad essi sconosciute. Se sono persone per cui abbiamo già segnalazioni degli assistenti sociali possiamo quindi fare preventivamente ai Giudici una descrizione della situazione e del progetto che con esse è in corso, in modo che abbiano sufficienti elementi per valutare il caso. Sono informazioni che non potrebbero avere in sede di udienza, sulla base delle semplici dichiarazioni delle parti.

Che approccio tengono le persone che si rivolgono allo Sportello?

Nonostante il tempo a disposizione per il colloquio sia breve, le persone mostrano una buona disponibilità a raccontare la propria situazione, condividendo dettagli anche molto personali della propria storia. Credo che questa maggiore apertura sia dovuta anche al setting in cui avviene il colloquio: le persone si siedono accanto all’operatrice, senza la barriera di una scrivania. I cittadini si sentono qui alla presenza di un alleato, un sostegno possibile per affrontare il problema che li ha portati in Tribunale, e non davanti a una controparte istituzionale. Il venire giudicati per non essere riusciti a onorare l’impegno assunto con il contratto di affitto fa cambiare atteggiamento e si nota un approccio meno richiedente e assistenzialista rispetto a quando si rivolgono al servizio sociale. Prevale piuttosto il disorientamento di fronte a un procedimento giudiziario il più delle volte sconosciuto. Molti temono, in maniera infondata, di dover lasciare l’abitazione nell’arco di pochi giorni; c’è chi chiede chiarimenti sulla decisione adottata dal giudice perché magari ha difficoltà a comprenderla, soprattutto se conosce poco la lingua italiana. Lo sportello è lì proprio per essere di aiuto in un momento difficile.

Oltre ai cittadini sotto sfratto, a chi è utile questo servizio?

Sono stati proprio i Giudici a sottolineare l’importanza di avere una figura dei servizi sociali in Tribunale per poter avere un quadro più approfondito col quale interpretare e valutare criticità e progetti specifici di cui sanno poco o nulla ma che sono utilissimi a capire le singole situazioni.  È da questa esigenza e dalla loro particolare sensibilità sul tema, prima di tutto, che si è avviato il progetto dello sportello. Come servizi sociali abbiamo poi studiato, visto che non avevamo esempi simili da seguire, il miglior supporto da fornire alle persone nel contesto dell’udienza. Anche per noi è importante questa collaborazione perché ci permette di intercettare da subito situazioni che rischierebbero di diventare più problematiche, o delle vere e proprie emergenze, se le apprendessimo più avanti o addirittura nel momento dell’esecuzione dello sfratto. Inoltre, ragionando insieme all’Autorità giudiziaria sui singoli casi, si può riuscire a far conciliare il più possibile i tempi della procedura legale con quelli dei progetti già in atto con le famiglie.