“Reggio2029” torna dal 9 novembre. Lucia: “Così i ragazzi si prendono cura della loro città”

“Reggio2029” torna dal 9 novembre. Lucia: “Così i ragazzi si prendono cura della loro città”

Tornano dal 9 novembre le giovani conversazioni sul futuro di “Reggio2029”, il ciclo di incontri tematici che vede protagonisti gli studenti della classi quarte e quinte delle scuole secondarie di secondo grado di Reggio Emilia insieme agli insegnanti, il sindaco ed esperti delle tematiche trattate ad ogni appuntamento. Dopo il successo del primo ciclo di conversazioni si ricomincia, sempre  a “La Fonderia” di via della Costituzione, con tre nuovi argomenti proposti dai ragazzi delle scuole che partecipano al progetto. Il 9 novembre si parlerà di gioco d’azzardo e ludopatia insieme a Matteo Iori, presidente del “Centro Sociale Papa Giovanni XXIII”; il 12 dicembre di lavoro creativo con Carlo Degli Esposti, fondatore e presidente della casa di produzione televisiva e cinematografica Palomar; l’8 febbraio 2019 di comunicazione sui social network con gli esperti Vera Gheno e Bruno Mastroianni. L’ultimo incontro sarà una sintesi di tutte le precedenti conversazioni e vedrà la partecipazione di tutte le scuole e le classi che sono intervenute nei primi due anni del progetto.

Se gli studenti sono i principali interpreti di “Reggio2029” (vedi il nostro articolo), un ruolo importante è anche quello degli insegnanti che li accompagnano nella costruzione e organizzazione delle conversazioni. Tra questi c’è la professoressa Lucia Ianett, docente di italiano all’Istituto Galvani Iodi, che ha partecipato alla prima edizione e sarà presente anche nella seconda che va ad iniziare.

“Reggio 2029 è un dialogo circolare e un confronto, non una semplice conferenza”

“La novità di questo progetto sta proprio nella modalità in cui i ragazzi sono coinvolti – spiega l’insegnante  -: le idee vengono direttamente da loro e poi vengono condivise tra tutti i soggetti e si decide come portarle avanti e sviluppare le conversazioni. Non si tratta infatti della solita conferenza o di un incontro seguito da un semplice dibattito: “Reggio2029” è piuttosto un confronto, un’attività di dialogo circolare tra amministratori, esperti, studenti e insegnanti. Il confronto è su come vediamo Reggio nel futuro, e i cittadini del domani, quelli a cui passeremo il testimone, sono i primi che devono esprimere la loro idea. Il ruolo di noi insegnanti è quello di accompagnarli in questa costruzione articolata e bella in cui le decisioni si prendono strada facendo: ci si trova con gli studenti rappresentanti delle scuole della provincia per decidere i temi da trattare, poi si chiede alle classi che parteciperanno per ogni scuola di venire un giorno prima della conversazione per decidere insieme cosa verrà fuori, quali saranno i loro contributi, come verrà coordinato l’evento”.

I mediatori delle conversazioni sono dei professionisti, psicologi dell’associazione Culturadalbasso che guidano gli incontri e ne facilitano il percorso. Ogni classe porta poi il proprio contributo con letture, domande, presentazioni e approfondimenti. “Per dare uniformità ai contributi dei ragazzi – racconta la professoressa – il Comune invia preventivamente un pacchetto informativo sul tema spiegando quello che fino a quel momento è stato fatto dall’Amministrazione. In questo modo possiamo documentarci e intervenire con consapevolezza”.

Occasione di crescita per tutti coloro che partecipano

Il contributo delle scuole può prendere anche forme particolari e inconsuete. “La mia è una classe è un ‘corso T’, in cui cioè si fa animazione teatrale e attività di animazione in situazioni sociali. Ai miei ragazzi è affidata la performance di apertura di ogni conversazione, uno spettacolo di cinque minuti sul tema, spesso gestuale o coreografico, con musica di sottofondo. L’anno passato Lilian Thuram, uno degli ospiti esperti, fu molto impressionato dalla performance sui temi dell’immigrazione e discriminazione”.

“Reggio2029” è anche un momento formativo e un’occasione non così scontata di confronto per i più giovani. “Credo che si offra in questo modo ai ragazzi la consapevolezza della responsabilità nel prendersi cura della loro città – prosegue Lucia Ianett -. Ci siamo accorti che molti di loro non sapevano nemmeno chi fosse il sindaco di Reggio Emilia, in generale tanti hanno una visione astratta delle istituzioni: con queste conversazioni si sentono ascoltati e protagonisti per davvero, con l’opportunità di poter parlare e fare domande direttamente al sindaco e agli esperti. In questo senso le conversazioni sul futuro sono un momento fortemente civile per i cittadini di domani”.

Oltre che per i giovani sembra essere occasione di formazione anche per gli insegnanti: “Mi diverto molto in questo progetto, anche per noi docenti è un momento di crescita perché affiancando i ragazzi troviamo nuovi spunti per far emergere le loro impressioni, aiutandoli ad esprimersi e a ragionare anche fuori dal nostro lavoro nelle aule di scuola”.

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