Reggio, una mobilità a misura di pedoni e ciclisti per una città più sicura e sostenibile

Reggio, una mobilità a misura di pedoni e ciclisti per una città più sicura e sostenibile

“A Reggio Emilia, come nella maggior parte delle città italiane, c’è ancora tanto da fare per garantire una mobilità sostenibile ma le scelte fatte dall’Amministrazione negli ultimi anni vanno in una buona direzione”. È il giudizio dell’architetto Carlotta Bonvicini, giovane professionista reggiana che collabora, come pianificatrice territoriale, con lo studio di progettazione milanese MIC Mobility In Chain. Un paio di anni fa ha ricevuto l’incarico da Til – Trasporti Integrati e Logistica per conto del Comune di Reggio Emilia per uno studio di fattibilità che identificasse le tecnologie disponibili per convertire ad alimentazione elettrica il servizio di minibus (le piccole navette del trasporto pubblico gestite da TIL e da Seta, che operano nel centro storico della città).

Che cosa è emerso da quello studio?

Abbiamo verificato che, al momento della redazione dello studio, nel nostro Paese non esistevano flotte elettriche di autobus nel servizio di trasporto pubblico locale. Un’unica sperimentazione simile era in corso a Foligno con alcuni mezzi elettrici già in servizio ma si trattava di una piccola città e di pochi veicoli utilizzati. Attualmente però alcune città si stanno muovendo in questa direzione, Bergamo ad esempio ha bandito una gara per l’acquisizione di 12 autobus elettrici e Milano ha annunciato che la sua flotta sarà interamente elettrica per il 2030. In Europa, in paesi come il Lussemburgo, la Germania, la Svezia (patria della Volvo, produttrice anche di autobus elettrici) o la Norvegia, in alcune città si utilizzano già mezzi ibridi o interamente elettrici ma si tratta di flotte di veicoli grandi, i mezzi più piccoli sono usati principalmente solo come navette in contesti circoscritti come fiere o arene concerti.

Ci siamo resi conto che l’idea di avere una flotta elettrica di piccoli autobus come i minibus presenti a Reggio poteva essere una novità. Il nostro studio si è così concentrato su un progetto per una possibile flotta realizzata ad hoc, con l’obiettivo di diventare un caso pilota riproducibile in altre medie città italiane ed europee, che avessero le stesse necessità del centro storico reggiano: ovvero poter circolare in un tessuto urbano minuto, in contesti affollati anche di pedoni, con notevoli restrizioni geometriche e dimensionali. Il servizio minibus esistente copre tre linee costituite da quindicina di veicoli in totale, quello che abbiamo constatato è che la conversione in elettrico sarebbe assolutamente fattibile con diverse modalità di operazione: potrebbe usufruire di un doppio sistema di ricarica, uno lento in notturna in deposito e uno veloce ai capilinea. L’investimento iniziale sarebbe abbastanza consistente ma sicuramente porterebbe un notevole risparmio in termini di costi ambientali e costi di carburante.

Probabilmente la via migliore sarebbe fare una gara a partire dai requisiti ideali identificati nello studio e puntare poi alla creazione di un consorzio di produttori di veicoli elettrici ed altri eventuali Comuni interessati. Lo studio comunque è concluso ed è a disposizione dell’Amministrazione e dei gestori per le valutazioni opportune.

Lei ha anche preso parte alle iniziative del Comitato Porta Castello, che ha promosso un progetto per migliorare la qualità della mobilità in via Ariosto. Qual è stata l’idea?

Il Comitato e ATI dei commercianti di Porta Castello si sono formati su proposta di un gruppo di cittadini (Marta Davoli – Presidente, Paola Ferretti – Vice Presidente e Emanuela Algeri – Presidente per i commercianti). Il tema dal quale tutto è nato, nel 2016, era come riportare in vita alcune attività commerciali della via che stavano chiudendo o come riattivare spazi che già erano stati abbandonati pur trovandosi in una zona del centro storico non isolata e in cui è presente il limite dei 30 chilometri orari. Residenti e commercianti hanno unito perciò le forze per realizzare un progetto disegnato dallo studio di Paolo Bedogni architetto al quale anche io ho collaborato e che abbiamo chiamato “Ariosto Urban Renaissance”, che permettesse di ripensare, realmente dal basso, uno spazio urbano.

Sono numerosi gli studi che dimostrano come la strada finisca spesso per essere una vera e propria barriera nel tessuto urbano, impedendo o complicando l’attraversamento per chi si muove a piedi o in bicicletta: si è appurato che le interazioni commerciali e di vicinato che affacciano su una strada aumentano o diminuiscono in maniera inversamente proporzionale al volume di traffico che vi circola. Quello che si è voluto fare su via Ariosto è stato quindi lasciare più spazio alle interazioni. In quell’occasione sono state realizzate alcune installazioni temporanee che hanno in parte modificato la sezione stradale permettendo di allargare gli spazi a disposizione degli esercizi commerciali e dei pedoni e dei ciclisti, costringendo invece le auto in transito a rallentare. Nelle nostre intenzioni l’evento doveva durare un weekend ma con il via libera dell’Amministrazione, che ha sostenuto il nostro progetto, è proseguito per una settimana. Da allora ogni anno il Comitato, assieme ai Commercianti e allo Studio Paolo Bedogni Architetto, organizza il “bikeparty” una festa in bicicletta per le vie del centro con arrivo e partenza da Porta Castello per riassaporare il piacere di vivere lo spazio della strada, tornando a vederla con nuovi occhi o a percorrerla a passo lento. Via Ariosto prima era solo formalmente una “zona 30” ma dopo l’evento si sono poste le condizioni perché lo fosse realmente, anche grazie alla grande sensibilizzazione dei residenti e dei commercianti che la vivono.

Sappiamo che, insieme ai futuri interventi di riqualificazione delle piazze su Corso Garibaldi, c’è un progetto anche per la riqualificazione di Via Ariosto, che è stato presentato al Comitato dal Sindaco Luca Vecchi, il dirigente Massimo Magnani e l’assessore alla mobilità Mirko Tutino pochi giorni fa, con i quali il comitato continuerà a dialogare per esprimere il proprio punto di vista. Pensiamo che continuare a creare, come sta facendo il Comune, nuove zone 30, e non solo in centro storico, sia fondamentale per una mobilità più vicina alle esigenze delle persone.

Qual è lo stato di salute della mobilità reggiana e quali soluzioni potrebbero essere adottate per migliorarla?

La conformazione della città è problematica, eredità della zonizzazione tipica dell’urbanistica dei decenni scorsi che prevedeva una netta separazione fra le funzioni. Nel nostro caso l’area produttiva è a nord e quella residenziale a sud e questo ovviamente non aiuta a ridurre gli spostamenti quotidiani. Reggio è poi caratterizzata, dal punto di vista urbanistico, da una bassa densità su un’area molto espansa. Questo rappresenta un problema in particolare per la gestione del trasporto pubblico. È evidente che per ottenere un cambiamento sistematico della mobilità occorrerebbero un vero e proprio cambio di mentalità e investimenti molto importanti, ma penso sia un processo possibile per fasi, partendo sicuramente con interventi sull’esistente.

La nostra città da anni ormai ha il primato del maggior numero di km di piste ciclabili pro capite, deve continuare a puntare sulla mobilità sostenibile lavorando sulla manutenzione e mettendo a sistema tutte le componenti della mobilità: rendere la città sicura per pedoni e ciclisti e al contempo investire sulle infrastrutture (ciclabili e di trasporto pubblico) per poter dare al cittadino il maggior numero di scelte e possibilità alternative all’auto. Penso ad esempio al potenziamento delle linee ferroviarie locali già in funzione ma ancora a binario unico e utilizzate in prevalenza dai servizi merci. Per farlo occorre una sinergia tra Comuni e Regione, come avvenuto in maniera proficua con la creazione del sistema di tariffazione integrata “Mi Muovo” e con lo stanziamento dei fondi per l’elettrificazione delle linee Reggio-Guastalla, Reggio-Sassuolo e Reggio-Ciano.”Perché non pensare a una città senz’auto?”.

Credo che l’Amministrazione possa e voglia andare nella direzione di una città “sostenibile”, lo testimoniano alcune scelte coerenti con questa visione. Ad esempio la conferma dello stop al consumo di suolo e le azioni di recupero edilizio nel centro storico. Anche il Parco Innovazione, che porta nuovamente vicino al centro alcune funzioni strategiche per il futuro della città, ha un potenziale altissimo, sia per gli investimenti e il tipo di attività che ospiterà, sia per la sua localizzazione (adiacente alla Stazione Centrale e a 6 minuti dalla Stazione Mediopadana quando verrà potenziato il collegamento ferroviario attualmente a una frequenza troppo bassa per essere davvero considerato una navetta espressa).  Per quel che riguarda la riduzione del traffico nel centro storico sono positivi la regolamentazione degli accessi veicolari e il progetto di un sistema logistico di distribuzione delle merci con soli mezzi elettrici, ancora in fase preliminare, a cui certamente potrebbe essere associata la conversione in elettrico della flotta di minibus, come dicevamo prima. Se volessimo poi guardare davvero al futuro, si stima che l’avvento delle Automobili a Guida Autonoma sconvolgerà totalmente l’assetto della mobilità urbana. Occorrerà prepararsi a guidare il cambiamento, per non subirlo.

Foto di Gloria Soverini – Ninja Photography

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