Parco Innovazione, il “sogno” che accomuna STU Reggiane e privati

Parco Innovazione, il “sogno” che accomuna STU Reggiane e privati

“STU Reggiane Spa è lo strumento operativo per portare avanti l’obiettivo di riqualificare tutta l’area delle ex Officine Meccaniche Reggiane e creare le infrastrutture del Parco Innovazione. Si tratta di una società partecipata dal Comune di Reggio Emilia e da Iren Rinnovabili. La Società è titolare di due finanziamenti ministeriali per complessivi 30 milioni di euro, la metà di quelli necessari a completare il progetto. Altri 30 milioni sono quindi da trovare tra i soggetti privati interessati a fare parte del progetto”. L’amministratore delegato della Società di Trasformazione Urbana, Luca Torri, delinea con sintetica efficacia la mission principale della società e il compito che sta portando avanti con la realizzazione del Parco Innovazione, opera dopo opera, per farlo diventare un  nuovo polo europeo al servizio delle imprese e della ricerca. “Per costruire tutto il progetto – prosegue Torri – occorre avere la fiducia di tutti i privati che ci stanno dentro: dobbiamo farli sognare con noi mostrando le potenzialità dell’area, non solo l’immobile molto bello che recupera la memoria storica ma anche il progetto di sviluppo in cui l’innovazione e la ricerca sono centrali”.

Quali aziende si sono già stabilite nel Parco Innovazione e come avviene la commercializzazione dell’area?

Avviene per relazioni, con convegni e incontri, in cui proponiamo la vendita degli immobili realizzati. In pochi casi offriamo l’affitto – un esempio è l’Università – perché l’obiettivo è far restare  in maniera stabile chi viene qui. Ad oggi è iniziata la consegna del Capannone 18 ed entro pochi giorni inizieremo i lavori del Capannone 17. E’ poi terminata la fase di progettazione esecutiva dei capannoni 15A e 15B/C. Nel Capannone 18 si sono già insediate 8 aziende e altre 9 andranno nel Capannone 17. Tra queste sono già presenti, con la loro nuova sede nel Parco Innovazione, realtà imprenditoriali importanti come Ask, del gruppo Jvc Keenwood, che produce sistemi audio per l’industria automobilistica; Elettric80-Bema, colosso della creazione di sistemi automatizzati e robot per le imprese produttrici di beni di largo consumo, ha qui un laboratorio di ricerca; Studio Alfa, che svolge consulenza e analisi di laboratorio in campo ambientale e per la sicurezza. Ci sono poi un laboratorio di meccatronica dell’Università un team di ricerca della Grasselli Spa, che produce macchinari per l’industria alimentare. Nel Capannone 17 non sono previste soltanto aziende ma anche sedi di ordini professionali (ad esempio architetti, ingegneri, dottori commercialisti…), l’istituto superiore di formazione ITS Maker, e anche un ristorante con un laboratorio di ricerca sul food.

Perché le aziende scelgono di insediarsi al Parco Innovazione?

Le aziende che hanno scelto il Parco Innovazionevogliono essere qui perché possono sperimentare la vicinanza tra attori dell’innovazione e la continua attività di ricerca che viene facilitata anche grazie a uno specifico gruppo di lavoro che STU Reggiane, Comune e REI-Reggio Emilia Innovazione mettono a disposizione come servizio di facilitazione, animazione e stimolo. Il Parco è poi un luogo di contaminazione in cui le esigenze di domanda e offerta di innovazione possono venire in contatto tra loro e altrettanto possibile è l’attività di trasferimento tecnologico. Le aziende sanno infatti che possono contare sulla collaborazione del gruppo di lavoro nell’essere messe in contatto e relazione con l’Università e i centri di ricerca. Un altro nostro obiettivo è l’attrazione dei talenti: a questo riguardo c’è un progetto specifico, denominato “Reggio Hub”, finanziato nell’ambito del programma europeo di ricerca e innovazione Horizon 2020, che mira a far incontrare studenti, ricercatori e giovani professionisti nel mondo con le imprese e l’ecosistema dell’innovazione locale.

Come crede sia vissuto il progetto del Parco Innovazione dai cittadini reggiani?

Abbiamo già raggiunto la fase, con il primo capannone ormai finito, in cui il Parco Innovazione si può iniziare a toccare con mano. Il comparto sta prendendo forma e può essere visto da tutti. Pensiamo che l’atteggiamento dei reggiani verso il progetto sia positivo, sia perché stiamo riqualificando un’area importante che era stata dimenticata sia perché qui possono vedere che ci sono nuove aziende che la rendono viva e produttiva tutti i giorni. Con il progetto Riuso nel quartiere Santa Croce, che si collega a quello del Parco Innovazione, sarà presto tangibile anche lo sviluppo, soprattutto dal punto di vista sociale, di un’altra area degradata, grazie a tanti soggetti che potranno avere spazi dove fare attività culturali, sportive, assistenziali, ecc…