Ortoparco, aggregazione e condivisione abitano qui

Ortoparco, aggregazione e condivisione abitano qui

Un angolo di parco un po’ dimenticato, un comitato che si prende a cuore una parte di centro storico per valorizzarla, la volontà del Comune di sviluppare l’agricoltura urbana e periurbana a Reggio Emilia: sono gli ingredienti che hanno dato vita al progetto Ortoparco Santa Maria.  Ad avere l’idea, quattro anni fa, è stato l’allora Comitato cittadini di via Roma, oggi trasformato nell’associazione “Circolo Arci via Roma Zero”. Il presidente, Pierluigi Sgarbi, segue l’Ortoparco fin dalla sua nascita.

“C’era uno spazio un po’ trascurato e abbandonato all’interno del parco Santa Maria – ricorda Sgarbi -. Il Comitato ha così ritenuto fosse il caso di renderlo più bello perché tutti i cittadini potessero utilizzarlo senza problemi. Il nostro Comitato ha sempre avuto varie anime: c’è ad esempio un gruppo che da anni si occupa del circuito off del Festival Fotografia Europea,  altri realizzano iniziative culturali e di creatività, altri ancora seguono i temi della nutrizione sostenibile e consapevole. Proprio da questi ultimi è venuta la richiesta al Quartiere di potersi prendere cura di quella parte di parco per trasformarla in un orto condiviso. Il Comune ci ha concesso volentieri l’uso dello spazio e il nostro gruppo di volontari ha iniziato a lavorare, prima su un paio di aiuole e poi fino alle attuali cinque. A occuparsi dell’orto in maniera continuativa siamo una decina di persone; piantiamo ortaggi come pomodori, zucchine, fagioli, melanzane ma anche fiori ed erbe officinali e aromatiche per rendere più bella una porzione del parco. Chiunque, però, può prendersi cura dell’orto e raccoglierne anche i frutti. L’obiettivo è infatti renderlo uno spazio condiviso che sia soprattutto occasione di incontro tra le persone”.

In quattro anni non sono mai capitati episodi di vandalismo o danneggiamenti, segnale che c’è rispetto per questa iniziativa. “Era uno dei dubbi che avevamo quando abbiamo deciso di lasciare l’orto aperto e fruibile da tutti – prosegue Sgarbi -. Alcuni di noi pensavano ci potessero essere problemi, invece non è successo nulla. È ovvio che molti, anche chi non partecipa alla cura di questo spazio verde, raccolgono verdure. Ma questo fa parte del gioco e non ci dispiace. Ad ogni primavera ripiantiamo, cercando di collocare le varie tipologie di piante in modo sinergico. Abbiamo poi installato un piccolo impianto di irrigazione che raggiunge alcune aiuole. Ogni anno, quando l’orto riprende la sua attività, festeggiamo con un breve ciclo di incontri che si tengono al Labart – Parco delle arti, aperti a tutti, a cui invitiamo esperti per parlare di cibo sano e benessere, di orticultura in città e in appartamento, sostenibilità, ecc… In questo modo l’orto è diventato un luogo che aggrega e offre occasioni per altre iniziative”.

Da un paio di anni l’Ortoparco ha tra i suoi custodi anche numerosi giovani immigrati richiedenti asilo. “Notavamo che diversi ragazzi stazionavano spesso nel parco Santa Maria perché lì si può utilizzare il wifi gratuito – racconta Il signor Sgarbi -. Ci è venuta così l’idea di coinvolgerli nel nostro progetto: siamo andati a contattarli direttamente all’hotel City di via Roma, dove molti di loro erano alloggiati, e il primo anno tre o quattro di loro hanno iniziato a prendersi cura con regolarità dell’orto, affiancando il gruppo di volontari del Comitato. Da due anni abbiamo instaurato una collaborazione continuativa con le cooperative “Dimora d’Abramo” e “L’Ovile” che sono riuscite a far partecipare una decina di ragazzi a questo progetto. Ci aiutano e sono fondamentali nell’innaffiare e tenere in vita l’orto durante i mesi estivi, quando diverse persone del gruppo sono in vacanza. Per loro poi è un modo per sentirsi chiamati in causa e collaborare alla vita della comunità e spesso colgono l’occasione per partecipare anche ad altre iniziative del Comitato”.