Nella biografia degli anziani il valore della memoria e una nuova forma di prossimità

Nella biografia degli anziani il valore della memoria e una nuova forma di prossimità

“Chi salva una vita, salva il mondo intero”, recita una frase del Talmud, uno dei testi sacri dell’ebraismo. Ci sono forse tanti modi per salvare una vita, uno di questi è senza dubbio raccontarla e trasmetterla a chi verrà dopo. Perciò si può anche sostenere, richiamando la frase resa celebre dal film capolavoro “Schindler’s List”, che chi racconta una vita, racconta il mondo intero. A Reggio Emilia, da dieci anni, è avviato un progetto che ha l’obiettivo di creare legami attraverso la raccolta e pubblicazione di autobiografie di persone anziane. Si chiama “Locanda della Memoria” ed è nato nel 2008 per iniziativa del Tavolo di Quartiere  del Polo Sud e con il coordinamento dei Servizi sociali Territoriali del Comune di Reggio Emilia, che avvertivano la necessità di conoscere e intercettare anziani che, per ragioni di salute o semplicemente di età o di scarsità di legami familiari e sociali, erano in condizione di fragilità e vulnerabilità, ma non noti ai Servizi. Lo strumento del racconto autobiografico della scrittura dell’altro, è parso perciò utile e appropriato per favorire l’incontro e la relazione con gli anziani.  Le modalità con cui si attiva e si svolge il processo di raccolta delle singole storie e della loro pubblicazione, infatti, mira a generare nuove relazioni o a riattivare quelle già esistenti. Dal 2010 la cura del progetto è stata affidata dal Servizio Sociale all’associazione Emmaus ed il suo coordinamento a Gianpietro Bevivino.

“La nostra associazione si occupa da tanti anni di volontariato domiciliare per persone anziane ed è parso naturale considerare questo progetto come una ulteriore forma di vicinanza e accompagnamento nei confronti di persone fragili o vulnerabili  – racconta il signor Bevivino -. L’edizione in corso è la nona e si concluderà come ogni anno a maggio con una cerimonia pubblica di consegna delle autobiografie alla presenza degli anziani, dei loro familiari, dei biografi volontari e delle autorità”.

Chi sono e cosa fanno i biografi volontari?

Sono un gruppo di 90 persone di varie età, 77 donne e 13 uomini, tutte con un grande senso della comunità e disponibili a dar voce alla storia dei senza storia o di chi crede di non averne una, un nuovo tipo di volontariato che si è formato negli anni durante i 6 corsi sull’autobiografia che abbiamo tenuto negli ultimi dieci anni. Il formatore è il Prof. Savino Calabrese, docente della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, che ad ogni corso di formazione incontra i volontari spiegando, in una decina di incontri laboratoriali che cosa si intende per persone fragili/vulnerabili, quale sia l’approccio più corretto da tenere nell’entrarci in relazione, in che modo la metodologia autobiografica ci venga in aiuto nella scrittura (di sé) e della storia dell’altro, e le relative indicazioni per suscitare una buona narrazione di sé, trascrivere il testo e trasformarlo in una storia. Quello che deve fare un buon biografo è innanzitutto guardarsi intorno, nel proprio condominio o quartiere, intercettando le figure di anziani più a rischio di vulnerabilità sociale, quelle cioè che sono ancora abbastanza autonome ma che possono essere messe in difficoltà e al margine anche da un piccolo evento o variazione nella loro quotidianità. I biografi volontari devono essere curiosi e avere qualche capacità di scrittura, ma non è il requisito principale. Occorre infatti sapersi mettere al servizio della persona che vuole raccontare la propria storia, sospendendo ogni forma di giudizio e senza cercare di mettersi in mostra come scrittore nel racconto.

Come vengono raccolte le biografie?

I volontari si accordano direttamente con gli anziani e si recano al loro domicilio per registrare i loro racconti di vita. Solitamente sono necessari 4 o 5 incontri di un’ora o due ciascuno, ma anche di più se le persone intendono raccontare tanto. In questa fase si possono anche raccogliere fotografie o altri documenti. Dopodiché si condivide con chi si è narrato il testo integralmente sbobinato, per essere certi che non ci siano parti da escludere o ripensamenti. Una volta ottenuta l’autorizzazione alla pubblicazione, il biografo ha libertà nell’impostazione del testo, che comunque verrà edito nella forma dell’autobiografia, quindi l’autore è la persona di cui si racconta mentre il biografo appare come curatore. Di solito ogni biografia vede anche una prefazione e una postfazione, dove può trovare spazio la voce del biografo. A me spetta la tenuta delle relazioni e comunicazioni col Servizio Sociale e coi biografi volontari, la convocazione degli incontri (solitamente presso la sede del Polo Sociale Sud), l’invio di un resoconto dopo ogni incontro formativo e, non da ultimo, la revisione e la verifica di tutte le autobiografie prodotte. Ciò che faccio è  evitare che vengano fornite informazioni che ledono la privacy o la sensibilità di altre persone, ma anche che sia stata rispettata la voce ed il punto di vista dell’anziano che si è narrato, rispetto al quale il biografo volontario altro non è che un facilitatore, una mano che scrive ed un aiuto a richiamare alla memoria quello che il tempo può avere sbiadito.

Come vengono rese pubbliche le autobiografie?

Quelle realizzate ogni anno, ciascuna composta da circa 50-60 pagine, vengono stampate in un certo numero di copie presso una tipografia locale e poi raccolte in un cofanetto che viene messo a disposizione delle biblioteche, dei centri sociali, delle case di riposo o dei singoli interessati. I costi sono sostenuti dall’Associazione con il contributo del Fondo regionale per la non autosufficienza.  Oltre che in versione cartacea tutte le autobiografie – fino ad oggi ne sono state prodotte 165 (113 donne e 52 uomini)- sono presenti sul sito web http://locandadellamemoria.blogspot.com/. Fin dalla quarta edizione da noi curata abbiamo coinvolto gli studenti del liceo artistico “G.Chierici”, che si occupano della realizzazione delle copertine personalizzate delle autobiografie, sia in forma di illustrazione che di fotografie. Siamo particolarmente felici di questa collaborazione, che è un modo interessante per mettere in contatto i giovani con gli anziani.

Che cosa resta, dal punto di vista umano e sociale, una volta pubblicata l’autobiografia?

È molto importante che i biografi riescano a creare con gli anziani una relazione possibilmente duratura, ottenerne la fiducia per poter eventualmente essere davvero d’aiuto o perlomeno rimanere come un punto di riferimento in caso di bisogno. Il rapporto non si interrompe con la presentazione del testo e in molti casi prosegue anche dopo. Si crea un legame tra biografi e anziani, a cui contribuiscono l’intimità che si è creata nella condivisione del proprio vissuto. Nella gran parte dei casi constatiamo ottimi ritorni da parte degli anziani e spesso accade che la presenza a domicilio del biografo e lo scopo stesso dell’autobiografia suscitino curiosità nel nucleo familiare degli anziani e capita che ci siano dei riavvicinamenti là dove le relazioni magari si erano affievolite.  L’autobiografia è quindi un modo per ricordare, ri-conoscere, ri-appropriarsi della propria storia di vita, oltre che un intervento sociale per aiutare gli anziani. “Locanda della memoria” riscuote interessamento da parte di altre città, sia in regione che nel resto d’Italia. Se sarà preso a modello ci farà molto piacere.