L’intercultura, una grande intuizione che dà valore alla città

L’intercultura, una grande intuizione che dà valore alla città

Costruire una comunità unita, coesa e solidale attraverso lo sviluppo del dialogo interculturale. Promuovere una città capace di accogliere e sviluppare una cultura dell’integrazione superando le differenze e le barriere, a partire da quelle linguistiche, per instaurare dialogo e reciproca conoscenza con i “nuovi cittadini reggiani”. Sono tratti caratterizzanti dell’operato dell’amministrazione comunale: ne parla Serena Foracchia, assessora alla città internazionale e interculturale.

“Con l’ambizione di essere città europea, internazionale e interculturale, Reggio Emilia ha raccolto la sfida della diversità. In questi anni di profondi cambiamenti, in cui il numero dei cittadini non italiani ha raggiunto il 16,5%, Reggio Emilia ha puntato sul valore aggiunto – sociale ed economico – che le comunità straniere apportano al nostro territorio. Scindendo intercultura e sicurezza, accompagnando i percorsi di integrazione, costruendo codici di convivenza e opportunità, per essere davvero ‘Uniti nella diversità’ come raccomanda l’Europa. Ma lo stare insieme tra diversi è complesso perché comporta cambiamenti e incontra resistenze che sono sotto gli occhi di tutti a livello internazionale”.

“Ciò che chiediamo alle comunità – prosegue Foracchia – è di imparare la lingua, sapersi orientare nel nostro sistema e di sviluppare dialogo e comprensione verso culture differenti. Una parte importante del percorso la facciamo anche con i cittadini italiani, promuovendo momenti di contatto e di condivisione con associazionismo e Terzo settore. Abbiamo quindi avviato sperimentazioni importanti, iniziative di accoglienza cittadina che sono la ricchezza di Reggio Emilia. Penso all’amicizia e ai rapporti di collaborazione con l’associazione Jaima Sahrawi, con momenti di dialogo e sensibilizzazione permanente, nonché con interessanti opportunità di crescita e scambio rivolti in particolare alle nuove generazioni. Alle iniziative del ‘Tavolo Reggio Africa’, a suggello di una collaborazione che risale sino agli anni ’60. Ai percorsi di ‘Imparare facendo’, educazione civica e partecipazione attiva rivolte a cittadini di origine straniera. Alle attività culturali con la Fondazione Palazzo Magnani e a quelle legate al Circuito Off di Fotografia Europea. L’esperienza ci dimostra che la diversità può integrarsi, ma occorre tendere le mani senza limitarsi ad osservare da lontano o a ragionare e giudicare per stereotipi. Confrontarsi, capirsi, collaborare sono le giuste strade. Guardiamo alle attività di volontariato di tanti cittadini di origine tunisina con la Croce Verde e all’inserimento della comunità senegalese che fa volontariato, cucinando anche i propri piatti tipici, nella mensa Caritas. Tutte esperienze e gesti semplici che entrano nella quotidianità, diventano simboli e caratterizzazioni concrete di positivi processi di integrazione”.

Non va quindi dimenticato l’aspetto economico. Anche nel 2018 è cresciuta la componente straniera tra le imprese reggiane. Se ne contano oggi 8.129, con un incremento dell’1,9%. Incidono per il 14,9% sul tessuto imprenditoriale complessivo, con prevalenza nei settori edile, commerciale, dell’abbigliamento e della manifattura.

“Le imprese e i lavoratori stranieri, a pieno diritto, fanno parte della catena del valore aggiunto che viene conferito alla nostra economia e alla nostra vita – sottolinea Foracchia -. Spesso con standard di qualità elevati, sia nella produzione che nei servizi garantiti. Diverse associazioni di categoria reggiane hanno maturato la consapevolezza dell’importanza di queste realtà. Non è un caso che uno dei progetti caratterizzanti l’attività di Mondinsieme riguardi proprio la costruzione di un indicatore della capacità di gestire la diversità nelle aziende, di valorizzare le competenze e le professionalità dei cittadini stranieri. Proprio in considerazione dell’aumento delle aziende straniere sul territorio si è quindi ulteriormente sviluppata la collaborazione con le associazioni di categoria perché accompagnino queste aziende e le inseriscano nel sistema economico locale valorizzandone le peculiarità, ma diffondendo le regole per appartenere e fare parte a pieno titolo del sistema stesso. Ciò nonostante, rimane molta strada da fare. Non vengono ancora valorizzate appieno le competenze linguistiche, culturali e lavorative di tanti imprenditori stranieri, soprattutto giovani, padroni di codici e professionalità in grado di arricchire le nostre aziende e le stesse istituzioni”.

“Di grande valore sono poi le esperienze legate al dialogo con i Paesi di origine – conclude Foracchia -. Chi arriva non vuole abbandonare la propria cultura, anzi si adopera per farla conoscere ed apprezzare. Penso alle comunità del Burkina Faso, del Senegal, della Tunisia e del Marocco. Lavorare con le comunità, intrecciando relazioni e opportunità, dà il senso di come si possa davvero essere globali. Reggio Emilia accoglie circa 30.000 persone che hanno parenti in Paesi extraeuropei. Occorre costruire ponti e percorsi di conoscenza e collaborazione, per generare occasioni e opportunità per le imprese e per la città. Nel contempo, si costruisce un senso di appartenenza ad entrambi i territori, si mettono in campo esperienze che favoriscono l’apertura e la condivisione, unico antidoto ai venti di paura e all’isolazionismo. Reggio Emilia è una città che a pieno diritto gioca sulla scena internazionale. L’intercultura è stata una grande intuizione, ancorché scomoda. Le tensioni nazionali ed europee stanno giocando un ruolo anche qui, ma Reggio Emilia ha gli strumenti per dare ai cittadini chiavi di lettura differenti, occasioni di conoscenza, approfondimento e partecipazione. Tutto cambia a una velocità incredibile, nel mondo d’oggi. Sperimentare e innovare sono le carte che dobbiamo giocare, sapendo che alla base di tutto ci sono i valori dell’accoglienza e dell’integrazione”.