“Hackathon”, una maratona mai vista di idee ed energie per il futuro della città

“Hackathon”, una maratona mai vista di idee ed energie per il futuro della città

Un hackathon così a Reggio Emilia non si era mai visto. Prima di entrare nei dettagli bisogna però spiegare che cos’è esattamente un hackathon. Il termine è la crasi delle parole inglesi “hack” e “marathon” , cioè un evento in cui si ritrovano degli hacker – quelli buoni, gli “smanettoni” per semplificare, non quelli che usano le loro competenze informatiche per compiere azioni illegali – con l’obiettivo di sfidarsi a colpi di idee e intelligenza su un particolare tema. Negli ultimi anni questo tipo di evento viene utilizzato per trovare soluzioni a piccoli e grandi problemi che richiedono l’intervento di informatici, sviluppatori di software, ma anche ingegneri, tecnici, liberi pensatori e anche filosofi, mettendo a lavorare insieme la tecnologia anche con componenti umanistiche. Uno dei più celebri hackathon, per fare un esempio, è quello che la NASA organizza periodicamente a livello mondiale per trovare idee e soluzioni alle sfide dello spazio e del futuro del nostro pianeta. Possono durare un giorno intero o anche più tempo e alla fine vedono quasi sempre un vincitore, o un team di vincitori, che riceve un riconoscimento per il proprio lavoro creativo.

L’hackathon che si è tenuto per 24 ore, tra le 15 di sabato 20 e le 15 di domenica 21 ottobre durante l’edizione 2018 di After Festival, ospitata da Reggio Emilia, ha avuto per titolo “Social and solidarity economy hackathon” ed è stato ideato e promosso dalla community di sviluppo Open Source del progetto IGruppi, dalla rete dei Gruppi di Acquisto Solidale (G.A.S.) di Reggio Emilia e da Impact Hub, spazio di coworking di Reggio. Insieme all’hackathon, le stesse community hanno organizzato, sempre nelle giornate di After, l’iniziativa “Meet the G.A.S.” per far conoscere il mondo dei gruppi di acquisto solidale.

Davide Gullo, sviluppatore della piattaforma “IGruppi”, è stato in prima linea nell’organizzazione e promozione di entrambi gli eventi. Gli abbiamo chiesto di raccontarci meglio questo importante hackathon reggiano. “Lo avevamo pensato già un anno fa, insieme ai miei amici Claudio, Stefano e Marco. A febbraio abbiamo condiviso l’idea iniziale con i G.A.S e poi la notizia che ad ottobre After sarebbe stato a Reggio Emilia è stata per noi come la manna dal cielo – racconta Davide -. Il progetto così è cresciuto mese dopo mese e nelle giornate del 20 e del 21 ha avuto il suo momento clou. Nasceva tutto da un’esigenza concreta e reale dei G.A.S.: avvicinare i gruppi che usano la piattaforma IGruppi e il mondo dello sviluppo software, cercando di trovare insieme una direzione da prendere per fare avvicinare domanda e offerta, decidere cosa è opportuno implementare, quali funzionalità sono davvero utili a fare migliorare la rete esistente”.

Come si è svolto, in pratica, il vostro hackathon?

“Il via lo abbiamo dato alle 15 di sabato, per dare la possibilità agli studenti delle superiori che si erano iscritti di partecipare dopo la scuola – spiega Davide Gullo -. Avevamo fatto un grande lavoro nel coinvolgere, invitare, far conoscere la nostra iniziativa in tutte le realtà dove sapevamo potesse esserci qualcuno intenzionato a mettersi alla prova, dalle scuole alle Università, anche al campus di Parma. Siamo stati ripagati con 34 partecipanti che sono stati suddivisi in 8 squadre, davvero tante per gli standard di questi eventi sul tema Sociale e Solidale. L’hackathon è iniziato con una prima fase di cosiddetta ‘inspiration’, cioè una riunione in cui abbiamo lanciato i temi su cui lavorare.

Bisogna infatti sapere che chi partecipa non è tenuto a sapere quali sono i temi della sfida, non è un esperto dello specifico argomento ma una persona che mette a disposizione le proprie competenze e il proprio intelletto per una causa che approfondirà  proprio durate le ore della maratona. Nel nostro caso si dovevano condividere alcuni aspetti problematici del settore dei G.A.S. come la logistica, l’obbligo di fatturazione elettronica per i produttori e la certificazione dei produttori, affinché si potessero trovare delle soluzioni. La platea dei partecipanti è stata davvero eterogenea, c’erano alcuni studenti di indirizzo informatico del ‘Pascal’ e dello ‘Spallanzani’ (che si sono piazzati al secondo posto) fino ad arrivare a professionisti sulla cinquantina d’anni, del servizio informativo di Credem (SINFO), con un elevato spessore tecnico”.

Una volta “brieffate” sul contesto su cui mettersi al lavoro e sulle necessità dei gruppi d’acquisto, le squadre si sono quindi concentrate sull’obiettivo e hanno iniziato a spremersi le meningi per 24 ore. Che cosa è accaduto in tutto quel tempo?

“I team, a testa bassa, hanno cominciato a pensare soluzioni concettuali e tecniche, aiutati in questo anche dai mentor che avevamo messo a disposizione per rispondere alle loro richieste di approfondimento sugli aspetti più tecnici, legati al mondo dei G.A.S ma non solo. Il pomeriggio del sabato e fino a tarda sera è stato intensissimo. C’è stato anche un fluire continuo di persone che erano venute ad assistere, anche solo incuriosite da ciò che stava accadendo. La sede dell’hackathon è stata il Laboratorio territoriale di Occupabilità, in piazza Scapinelli, un locale su più piani ristrutturato e molto bello che ci è stato messo a disposizione dal Comune, che lo ha anche in parte allestito. Una collocazione perfetta e vicina anche al mercatino dei produttori solidali, che si è tenuto la domenica mattina, e ai luoghi degli eventi di “Meet the G.A.S”. Dobbiamo dire che le istituzioni hanno subito compreso che cosa avevamo intenzione di fare e hanno agevolato così il successo dell’intera manifestazione.

Nel viavai di pubblico, amici e parenti dei partecipanti si è fatta presto mezzanotte, quando sono arrivati 100 bomboloni caldi offerti da una delle aziende che hanno sponsorizzato in questo modo l’hackthon. Dopodiché c’è chi ha scelto, come la squadra più ‘anziana’, e rivendicandolo con orgoglio, di andare a dormire e ritornare a mente fresca per la colazione delle 8 del mattino. Tutti gli altri invece hanno ‘fatto il dritto’, insieme ovviamente a noi organizzatori. La notte è stata lunga e faticosa, a un certo punto è calato il silenzio per il sonno e la fatica. Così c’è chi ha proposto di mettere su della musica ad alto volume che ci ha aiutato a fare l’alba. Io personalmente ho ceduto a un pisolino tra le 5 e le 7 del mattino. Poco dopo le 7 c’è stato anche chi si è bevuto una birra come meritato premio, anche se un po’ fuori orario, dopo tante ore di fatica. Finita la colazione, offerta anche quella da un nostro sponsor, si è ripreso con buona lena fino al pranzo, omaggio anch’esso di un’azienda sostenitrice. Da lì ci si è trascinati fino al traguardo con la normale e giusta spossatezza degli ultimi chilometri di una maratona”.

Come sono stati scelti i vincitori?

Avevamo una giuria prestigiosa, con nomi importanti che inizialmente avevano anche un po’ spaventato alcuni aspiranti concorrenti. Tra questi il local search expert Luca Bove, un’autorità nel settore del webmarketing, e Piergiorgio Grossi, CIO & Digital Transformation Officer di Ducati. Allo scoccare delle 24 ore, ad ogni team è stato chiesto di presentare in 5 minuti il proprio lavoro. La giuria poi ha avuto l’opportunità di approfondire con le squadre i progetti prima di stabilire i vincitori. Il migliore, a cui sono andati i 1.500 euro in palio, è risultato il Team Yoda, un gruppo misto che ha presentato un’idea progettuale per risolvere questioni di logistica dei gruppi. Tutte le squadre hanno comunque lavorato molto bene, c’è anche chi è riuscito a presentare una intera app perfettamente fatta, finita e funzionante.

Qual è stato il risultato di tutto questo lavoro?

L’eredità dell’hackathon è ora una quantità enorme di idee, materiali, energie che stiamo cercando di canalizzare per concretizzare gli sforzi di tutti. Il bello dell’hackathon è proprio questo: arrivare a un risultato con la partecipazione delle menti di tutti e che per questo sarà sviluppato open source e come free software, come era nelle intenzioni dichiarate della nostra iniziativa. Quella che abbiamo fatto il 20 e 21 ottobre a Reggio Emilia è stata vera ‘open innovation’ e ci auguriamo possa essere un modello di lavorare insieme replicabile anche su altre tematiche di interesse, ovunque ci sia una community desiderosa di trovare soluzioni. Non crediamo sia un caso che un tale evento sia stato realizzato a Reggio, dove c’è un’assessora all’Agenda digitale e all’innovazione tecnologica, Valeria Montanari, che ha creduto nel successo delle due iniziative sui G.A.S. a cui abbiamo dato vita e che ha fatto in modo che trovassimo una collocazione centrale e rilevante all’interno di After”.