Giochi del Tricolore, una festa di sport che unisce giovani di tutto il mondo

Giochi del Tricolore, una festa di sport che unisce giovani di tutto il mondo

L’estate scorsa si è svolta la sesta edizione dei Giochi del Tricolore, una manifestazione sportiva che in quasi 20 anni di vita è cresciuta fino a diventare un grande appuntamento che si rinnova ogni quattro anni e che coinvolge migliaia di giovani atleti e tanti reggiani volontari. Franco Castagnetti, coordinatore dei Giochi dall’ultima edizione, ci racconta i segreti e i motivi del successo di questo evento.

Con quali finalità sono nati i Giochi del Tricolore?

La prima edizione dei Giochi Internazionali del Tricolore risale al 1997 e fu ideata dal compianto Anzio Arati nell’occasione dei festeggiamenti del Bicentenario del Primo Tricolore, nato a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797. Un evento che si prefiggeva di generare un grande momento di festa e di incontro fra giovani sportivi di tutto il mondo. Il sogno era già allora quello di creare una manifestazione sportiva in grado di mettere al centro del progetto le relazioni, la curiosità e il desiderio di aumentare le proprie conoscenze degli altri, come collante e ricordo da imprimere nella memoria degli ospiti. In memoria di Anzio Arati è stato istituito il premio fair play che, nell’edizione 2018, è stato assegnato alle delegazioni di Treptow-Kopenick (Germania) e Cluj-Napoca (Romania).

Qual è la storia dei Giochi e a chi si rivolgono?

Dal 1997, ogni 4 anni circa, a Reggio Emilia si riaccende la gioia di ospitare una delle più prestigiose rassegne internazionali dello sport giovanile d’Europa, riservata a ragazzi dagli 11 ai 17 anni. È una gioia condivisa da tante associazioni sportive del nostro territorio e da tantissimi volontari che, dopo le fatiche di una intera stagione sportiva dedicata ai loro atleti ed alle loro squadre, ritrovano ulteriori energie per unire le forze, spalancare le porte dell’ospitalità ed abbracciare giovani sportivi di ogni colore di pelle, di tante culture, di differenti capacità tecniche. Il linguaggio comune è lo sport, con le sue regole, i suoi valori, i suoi insegnamenti. Edizione dopo edizione i giochi sono costantemente cresciuti fino a coinvolgere 3.269 sportivi nel luglio 2018. Le discipline paralimpiche, che nelle prime due edizioni furono dimostrative e coinvolsero solo atleti reggiani, sono ufficialmente entrate nei Giochi dal 2005 e nell’ultima edizione hanno coinvolto 41 atleti, fra i quali una nutrita delegazione di ragazzi sudafricani. La più recente edizione è stata in assoluto la più internazionale con ben 1.111 atleti stranieri, dei quali ben 350 extraeuropei. Nel luglio scorso a Reggio Emilia erano rappresentate 22 nazioni per complessive 17 lingue. La diversità è diventata un punto di forza e lo sport ha trasformato Reggio in una grande famiglia, le distanze si sono azzerate, le diverse culture si sono spontaneamente amalgamate.

Quanti impianti sportivi sono coinvolti e quanti sono i volontari che lavorano nelle giornate dei Giochi?

Fra Reggio capoluogo e diversi comuni della provincia, i Giochi del Tricolore del 2018 hanno interessato 47 impianti sportivi. La macchina dei volontari ha coinvolto 369 persone, fra i quali 137 studenti, circa 200 operatori sportivi, ma anche un gruppo di richiedenti asilo che si sono messi in gioco per aiutare, per alcuni di loro ancor prima di essere aiutati. Il numero dei pasti serviti agli atleti, ben 21.187 presso la mensa allestita al Palasport di Via Guasco, ci dice quanto sia stata complessa la macchina organizzativa che ha saputo gestire in pochi giorni circa 800 gare di 30 diverse discipline sportive, assegnando 803 medaglie in cerimonie sparse su tutta la provincia. Dal Calcio al Tennis Tavolo, dall’Equitazione all’Atletica Leggera, dalla Pallavolo al Rugby senza priorità o distinzione fra sport minori e discipline di eccellenza, proprio come avviene alle Olimpiadi.

Negli anni in cui non si svolgono i Giochi, quali attività hanno luogo in preparazione dell’edizione successiva?

Il primo tassello dell’edizione successiva dei Giochi del Tricolore scaturisce dalle riflessioni che il Comitato Organizzatore pone in essere solo poche settimane dopo la conclusione dell’edizione precedente. Il confronto fra persone, associazioni, enti ed Amministrazione Comunale quando ancora è fresco il ricordo, permette di far emergere punti di forza e di debolezza della macchina che ha lavorato a “tutta birra” e che ha staccato la spina solo da qualche giorno. Nel settembre scorso le riunioni presso il Coni reggiano ci hanno permesso di valutare cosa si deve ulteriormente migliorare. Fra i dirigenti sportivi di Coni, Federazioni e Società Sportive c’è già chi ha in mente strategie e soluzioni per stupire ancora di più i nostri ospiti fra 4 anni. Grazie alla stretta collaborazione con gli apparati comunali ed alla collaborazione dei vari assessorati, nel corso degli anni sono stati costanti e ripetuti i contatti con le città e le delegazioni straniere, non solo per report o saluti, ma anche per scambi di esperienze e di know-how anche oltre i temi dello sport. I Giochi sono stati occasione per trattare contenuti di inclusione sociale, di rigenerazione urbana, di scambio culturale. Temi e dialoghi che non si esauriscono con la fine della manifestazione sportiva. Quando il nuovo evento si avvicina e si riparla di Giochi del Tricolore, il movimento sportivo reggiano sorride, riprende il dialogo fra federazioni, fra dirigenti sportivi che operano in discipline diverse, fra volontari che si ritrovano a lavorare insieme ogni 4 anni, magari nella stessa scuola che si trasforma in foresteria o, perché no, nello stesso gruppo di lavoro che si occupa di trasporti, mobilità e calendari delle gare. I Giochi del Tricolore sono come una “primavera dello sport” a ciclo quadriennale, con essi si riassapora prima la gioia di pianificare insieme, poi quella di organizzare per veder arrivare i ragazzi da ogni parte del mondo, ed infine l’apoteosi nel vederli gareggiare con i giovani di casa nostra ed assegnare loro medaglie come fossero davvero olimpiche. Tutto questo non per il risultato ma per la passione di educare attraverso lo sport, con la sensazione di salire tutti sul podio dei Giochi del Tricolore, nella nostra Reggio che diventa capitale della pace, della tolleranza, del rispetto reciproco, dell’amicizia fra i giovani, dello sport. 

Come risponde e partecipa la città di Reggio Emilia all’evento?

Le testimonianze più belle che porto nel cuore sono quelle di persone che durante e dopo l’evento mi hanno fermato per strada dicendo semplicemente grazie per aver riempito il centro della città di giovani, di sorrisi, di sano agonismo, di luce, di vita. Il merito ovviamente è di tutti i volontari e delle istituzioni che ogni 4 anni stimolano e sostengono questa vera magia. La cerimonia di apertura in Piazza Prampolini, i tanti eventi extrasportivi, le attività della Freestyle Area di piazza Martiri 7 Luglio, la tensostruttura interculturale allestita in Piazza della Vittoria e la più informale Cerimonia di Chiusura sono stati luoghi e contenitori di incontri, esibizioni e divertimento non solo per i giovani protagonisti dei Giochi del Tricolore, ma anche per i tanti addetti ai lavori e per tutti i cittadini che hanno desiderato partecipare, vivere emozioni e condividere valori. Tutte queste attività, così come la scelta di utilizzare il Palasport di Via Guasco come fulcro di segreteria organizzativa e luogo di consumazione dei pasti, hanno di fatto trasformato il centro storico della città in un grande villaggio olimpico, senza muri, senza barriere, sempre in fermento.

Quale futuro immaginate per la manifestazione?

Dare continuità ai Giochi del Tricolore e mantenere il livello organizzativo e di ospitalità raggiunto e consolidato nelle più recenti edizioni, deve essere il primo obiettivo. Per crescere ancora sarà indispensabile mantenere la visione internazionale ed intensificare le relazioni con i paesi gemellati con i Comuni e con la Provincia di Reggio Emilia, aspetti questi curati con grande passione e professionalità da Fondazione E35. In parallelo sarebbe bene allargare ulteriormente la rete dei soggetti coinvolti e la collaborazione fra istituzioni, federazioni e movimento sportivo di Reggio e provincia. Sognare fa bene, condividere i sogni è la miglior strada per realizzarli.