Fondazione Palazzo Magnani, quando la cultura promuove sviluppo e coesione sociale

Fondazione Palazzo Magnani, quando la cultura promuove sviluppo e coesione sociale

Con l’ingresso nel 2015 del Comune nella sua composizione e l’insediamento del nuovo Consiglio d’Amministrazione a fine 2016, la Fondazione Palazzo Magnani è diventata sempre più protagonista e punto di riferimento dei principali eventi culturali e delle mostre che si tengono a Reggio Emilia. La Fondazione, costituita nel 2010 in un primo momento con la sola partecipazione istituzionale della Provincia di Reggio, proprietaria dell’immobile Palazzo Magnani, si sta ora trasformando in un player efficace e moderno in ambito culturale e in uno strumento strategico, capace di progettare iniziative, organizzare eventi e presidiare reti nazionali e internazionali attraverso cui promuovere la città di Reggio.

Da novembre 2016 Davide Zanichelli è presidente della Fondazione Palazzo Magnani.  Reggiano, da oltre 20 anni si occupa di comunicazione e nuove tecnologie. Laurea in filosofia, ha insegnato Informatica Umanistica per 10 anni presso l’Università di Siena/Arezzo, si occupa di innovazione per i beni culturali e ha collaborato al piano di sviluppo digitale per Palazzo Strozzi a Firenze e per la Soprintendenza archeologica di Pompei.

Zanichelli, cosa ha significato per la Fondazione Palazzo Magnani il nuovo e importante ruolo del Comune nella compagine societaria?

Innanzitutto ha conferito alla Fondazione il ruolo di player territoriale principale nelle attività culturali legate alle arti visive. Se prima Palazzo Magnani rispondeva alla sola Provincia ora entrambi gli enti locali convergono nel potenziare il ruolo della Fondazione, una Fondazione di partecipazione con Provincia e Comune come enti fondatori a cui si affiancano importanti soggetti privati del territorio.  Dal 2016, perciò, la Fondazione ha assunto la progettazione e la gestione di eventi che escono dalla sede storica di Palazzo Magnani per svolgersi in vari luoghi della città. Ad esempio il Festival Fotografia Europea, il principale evento culturale della città che si tiene in primavera e che nel 2019 vedrà la sua quattordicesima edizione, rende protagonisti diversi luoghi della città, anche poco conosciuti, mentre parte del programma del cartellone estivo di “Restate” si svolge tra le piazze e i Chiostri di San Pietro. In convenzione con la Fondazione Manodori, che alcuni anni fa lo ha recuperato con un’importante investimento, abbiamo poi avuto in gestione Palazzo da Mosto, facendolo diventare un secondo luogo espositivo oggi molto frequentato. Nel periodo autunno/inverno abbiamo dunque sempre attive due mostre, una a Palazzo Magnani e una a Palazzo da Mosto. In questo modo copriamo praticamente tutto l’anno.

Il nuovo ruolo della Fondazione consente anche di rivolgere lo sguardo a una pluralità di forme d’arte?

A ottobre 2017 è stato rinnovato il Comitato scientifico della Fondazione, di cui è divenuta presidente Marzia Faietti, direttrice del Gabinetto dei disegni e delle Stampe del Museo degli Uffizi di Firenze. Il focus della Fondazione resta la promozione delle arti visive, senza limitazioni di epoche o ambiti. Di recente stiamo comunque lavorando a contaminazioni con altre realtà della città, principalmente con I Teatri di Reggio e la Fondazione Nazionale della Danza – Aterballetto, con cui collaboreremo in vari modi durante il festival Fotografia Europea. Creare sinergie tra istituzioni e progettare insieme ci permette di ottenere risultati non scontati. Ad esempio a maggio 2018, insieme al Sindaco in rappresentanza della città, abbiamo sottoscritto un protocollo d’intesa con il museo dell’Hermitage di San Pietroburgo per sviluppare progetti comuni. Il primo è il prestito al prestigioso museo russo del codice “De Prospectiva Pingendi” di Piero della Francesca: una delle tre copie originali esistenti è conservata alla biblioteca Panizzi ed è stata inviata a San Pietroburgo per una grande mostra sul pittore italiano in corso in questi giorni. Per il 2020 sono invece in programma con Hermitage progetti comuni su fotografia e danza.

La Fondazione è da sempre attenta anche al tema dell’arte in rapporto alle fragilità delle persone. Su cosa si sta lavorando in concreto?

Siamo fortemente convinti che l’arte sia una delle vie privilegiate tramite cui si conciliano sviluppo individuale e coesione sociale. Abbiamo potenziato l’ufficio didattica di Palazzo Magnani che oggi è in grado di accogliere diverse centinaia di classi per ogni mostra in programma; attraverso una serie di convenzioni con diverse istituzioni, tra cui il progetto di FCR “Reggio Emilia città senza barriere”, abbiamo co-progettato spazi e contenuti che possano fungere da supporto e arricchimento per il lavoro di chi quotidianamente ha a che fare con la disabilità. Con l’ASP REGGIO EMILIA Città delle Persone e la consulenza dello staff di Palazzo Strozzi partirà a breve un progetto rivolto a tutti gli anziani colpiti da Alzheimer che trovano nella pratica della visita alla mostra eseguita con particolari attenzioni un valido supporto alla gestione della loro condizione.

Pensate che il ruolo di primo attore del Comune nella Fondazione stia già dando frutti per la città?

Ne abbiamo la certezza. Abbiamo commissionato una ricerca all’Università di Modena e Reggio per valutare l’impatto economico delle attività di Palazzo Magnani sul territorio: si è misurato che per ogni singolo euro speso nella produzione delle mostre e del Festival Fotografia Europea se ne generano 4,11 per la città. È un valore superiore ad altre misurazioni nazionali condotte su realtà di pari scala. Da un lato è importante non diventare schiavi dei numeri e basare la progettazione culturale esclusivamente su questi, dall’altro però è fondamentale avere coscienza del fatto che iniziative culturali ben fatte sono una ricchezza per tutti, per chi le frequenta e per chi a diverso titolo viene coinvolto da esse, a livello di forniture e di indotto generato. Investire in cultura fa bene alle persone e alla comunità.