Fondazione I Teatri, un valore per la comunità reggiana

Fondazione I Teatri, un valore per la comunità reggiana

Paolo Cantù è da gennaio 2018 direttore generale e direttore artistico della Fondazione I Teatri, l’ente reggiano che si occupa della gestione e programmazione dei teatri Valli, Ariosto e Cavallerizza, un sistema teatrale unico in Italia con tre teatri che affacciano sulla stessa piazza nel cuore di Reggio, ciascuno con un proprio e ben caratterizzato cartellone. Con il direttore facciamo il punto sulle attività e le novità che riguardano la Fondazione.

Cosa significa la Fondazione I Teatri per la città di Reggio Emilia?

La Fondazione è una delle principali istituzioni cittadine in un territorio, come quello reggiano, in cui il teatro ha ancora valore per la comunità. Una caratteristica reggiana, che non si trova facilmente nel resto d’Italia, dove molto raramente il teatro viene vissuto come luogo in cui una comunità si riconosce e si riflette. Il Teatro Valli, in modo particolare, per i reggiani è ancora “il nostro teatro”, qualcosa di cui essere orgogliosi, un bene da tutelare e da valorizzare. Questo si traduce anche in una forte responsabilità da parte di chi è stato chiamato a dirigere la Fondazione.

Siamo chiamati a una sfida: recuperare chi, nella comunità si è allontanatoda noi o non si è ancora avvicinato: i più giovani, ma anche le nuove comunità, così come coloro che considerano il teatro un luogo d’élite, inaccessibile.  Vogliamo che il teatro sia un luogo il più aperto possibile.

Cosa contraddistingue il progetto unitario che vuole dare alla Fondazione con la sua direzione?

Siamo una delle pochissime realtà in Italia che frequenta tutti i generi dello spettacolo dal vivo: l’obiettivo è rinforzare ancor di più questa particolarità che caratterizza la Fondazione e i suoi tre teatri, e comunicarla come un progetto unico. A partire dal Festival Aperto, che si svolge tra settembre e novembre e che è un momento di libertà assoluta, con artisti da tutto il mondo, che raccontano la contemporaneità. Il festival riunisce in sé i semi di tutte le stagioni dei nostri teatri.

Quali sono gli appuntamenti principali della stagione in corso?

In quanto Teatro di Tradizione, la Stagione di Opera è al centro delle nostre attività. A fine marzo andrà in scena la nostra produzione, Serse di Haendel, per la regia di Gabriele Vacis. L’opera è stata prodotta insieme ai teatri di Piacenza, Modena e Ravenna e ci ha permesso di avviare un laboratorio, da novembre scorso, con una trentina di ragazzi non professionisti, studenti reggiani tra i 18 e i 20 anni che prenderanno parte alla rappresentazione in modo non convenzionale. Per quel che riguarda i concerti abbiamo aperto la stagione con la Chamber Orchestra of Europe e la chiuderemo sempre con loro il 29 maggio, con la direzione del maestro Antonio Pappano. Abbiamo accolto lo scorso gennaio la Chamber Mahler Orchestra, diretta da Daniele Gatti. Nella Stagione di Prosa, tra i 12 spettacoli in abbonamento e i due fuori, mi piace ricordare il 3 e 4 maggio, “Bells and Spells”, uno spettacolo di magia e circo realizzato da Victoria Thierrée Chaplin e Aurélia Thierrée, figlia e nipote del grandissimo Charlie Chaplin. Concluderà una stagione di grande soddisfazione, con un aumento del 17% del pubblico e del 6% degli abbonamenti.  Il cartellone della danza si interseca con il Festival Aperto: abbiamo avuto il graditissimo ritorno del grande coreografo William Forsythe, che ha portato il suo ultimo spettacolo, a suggellare una lunga storia con Reggio, iniziata 30 anni fa con un festival a lui dedicato.

È in corso un progetto per ridare vita alla Sala Verdi. Quali sono gli aggiornamenti?

Con l’appoggio del Comune, abbiamo ottenuto un contributo regionale per riaprire questa sala, in cui è passata tanta storia della città, chiusa da ormai 30 anni. Nelle prossime settimane si aprirà il bando per potere dare il via ai lavori i lavori. Recuperare la Sala Verdi ci entusiasma e l’obiettivo è averla pronta nell’estate del 2020 e di utilizzarla come sala polivalente, autonoma dal teatro Ariosto, una sala civica e di spettacolo, sala prove, dedicata anche alla creatività giovanile.

Quali altri eventi importanti sono attesi nell’immediato futuro?

Nel 2020 ci sarà il Premio internazionale Paolo Borciani, che ha cadenza triennale ed è dedicato a giovani quartetti d’archi provenienti da tutto il mondo: il 3 giugno di quest’anno torna la Casa del Quartetto, un progetto di formazione per giovani quartetti che si tiene tra un’edizione e l’altra del Premio Borciani. Abbiamo poi commissionato il brano contemporaneo, obbligatorio nel concorso Borciani, al compositore giapponese Toshio Hosokawa, uno dei più grandi del nostro tempo. Dal 10 al 13 ottobre, nell’ambito del Festival Aperto, avremo la New Italian Dance Platform, un appuntamento biennale dedicato alla promozione delle nuove produzioni della danza italiana, in collaborazione con Fondazione Nazionale della Danza e Ater – Circuito Multidisciplinare e si svolgerà nei tre teatri Valli, Ariosto e Cavallerizza e alla Fonderia.