“Fai assieme a chi è diverso da te”: nuovi orizzonti per sviluppo e innovazione sociale

“Fai assieme a chi è diverso da te”: nuovi orizzonti per sviluppo e innovazione sociale

“Reggio Emilia, in questi anni, ha aperto delle finestre strategiche sull’orizzonte dell’innovazione, della crescita economica, del lavoro e dell’impresa. Proponendo un nuovo modello di sviluppo sostenibile fondato sulla rigenerazione urbana e il riuso, caratterizzato da contaminazioni, incontri e alleanze tra mondi differenti. Nella logica del ‘fare assieme con chi è diverso da te’ per costruire  opportunità, innalzare la qualità dei servizi, la coesione sociale e il lavoro di qualità”. Il racconto della città che guarda – e ci sa fare con – il futuro attraverso le politiche e le progettualità per lo sviluppo economico viene dall’assessore competente, Daniele Marchi.

“Si vedono oggi i risultati di scelte amministrative prese 10-15 anni fa e così sarà anche in futuro. Un modello di sviluppo del territorio deve avere un orizzonte più ampio dei 5 anni di un mandato amministrativo. Reggio è all’interno di un percorso in itinere, interessante è vedere come evolve la progettualità, come la città la riempie di ‘senso’. Nel viaggio, poi, si scopre l’imponderabile, l’inaspettato. Per fare un esempio: Palomar non ce l’immaginavamo ma ci ha aperto la possibilità di immaginare Reggio come un centro per lo sviluppo dell’industria culturale, nella logica di un vero e proprio distretto creativo. L’idea di fondo è che la città va considerata come un essere vivente con un’anima e una propria capacità di generare. L’amministrazione comunale deve avere consapevolezza di questo processo, lo deve accompagnare, dove serve guidare e fare sintesi.”.

Da un modello di sviluppo novecentesco a una visione del futuro legata alla rigenerazione urbana. Come tutto ciò si traduce concretamente in benefici e opportunità per il territorio?

“Il progetto dell’Area Nord traduce appieno l’idea di evoluzione e trasformazione del modello di sviluppo, qui si sono innestati i principali investimenti e attorno gravitano le infrastrutture di maggior rilievo. La stazione AV: i profeti di sventura dicevano che sarebbe diventata una cattedrale nel deserto. Nel 2018, invece, si è superata la quota di 1,5 milioni di viaggiatori movimentati dalla Mediopadana e sono in arrivo 444 posti auto in più. La fermata dell’Alta Velocità ci connette ai centri vitali e più importanti dell’Italia e dell’Europa. Baricentrica rispetto a un’area vasta di più di due milioni di abitanti, Reggio Emilia viene scelta oggi quale sede di imprese proprio per la presenza di questo collegamento ferroviario. In quest’ottica le risorse messe in campo dall’ente pubblico sono da intendersi al servizio dell’economia e delle imprese, dell’attrattività della città nel suo complesso. E così vanno inquadrate altre grandi progettualità.

Parco Innovazione (http://parcoinnovazione.it/it/home/), Mancasale, Villaggio Crostolo sono il riconoscimento del valore e delle potenzialità del mondo imprenditoriale reggiano in una realtà, come la nostra, che pure ha sofferto, durante la crisi, di tassi di disoccupazione mai visti. L’amministrazione comunale ha messo a disposizione strutture e opportunità che molte aziende hanno colto. Producendo nuova e maggiore occupazione, soprattutto di qualità. Il Parco Innovazione è il cuore di questo ragionamento. Simbolo della storia industriale del territorio, si è trasformato da luogo abbandonato a porta verso il futuro grazie a circa 50 milioni di investimenti pubblici e privati. Una volontà politica chiara ha consentito l’arrivo di finanziamenti pubblici e privati per dotare l’intero territorio di infrastrutture che segneranno positivamente lo sviluppo della città. Opere costruite rapidamente, all’interno di un contesto di modernità, grazie all’alleanza tra il pubblico e numerosi partner industriali”.

L’altro grande tema è quello dell’innovazione sociale. L’amministrazione comunale e il mondo imprenditoriale, cooperativo e dell’associazionismo si stanno “spendendo” molto in questa direzione. Quale l’orizzonte che si persegue? E i risultati sono all’altezza delle aspettative?

A Reggio Emilia, dove da sempre si cerca uno sviluppo sostenibile e non solo economico, il lavoro è lo strumento principe per le politiche di inclusione, perché significa reddito, dignità, identità. La nostra città negli anni ha saputo sviluppare opportunità, ma non dobbiamo correre il rischio di accontentarci. Dobbiamo evolvere e immaginare opportunità di valore anche per chi è ai margini e fa più fatica, valorizzare i talenti di tutti, a prescindere dalla condizione sociale di partenza, osare opportunità nuove per le persone più fragili connettendo, ad esempio, ambiti economici e sociali oggi distanti.

I Chiostri di San Pietro, la Polveriera, il quartiere di Santa Croce rappresentano l’evoluzione del modello: dalla semplice difesa di un sistema di welfare, peraltro all’avanguardia, a nuove frontiere dell’innovazione sociale, con grandi potenzialità economiche di sviluppo. Attorno all’erogazione di servizi alla persona si concentrano competenze, qualità gestionali, nuova occupazione. L’imprenditoria sociale, e la sua crescita attraverso una contaminazione di risorse e di energie, dà risposte all’avanguardia a esigenze e bisogni nuovi delle persone, creando nel contempo opportunità di sviluppo di qualità del territorio. La Polveriera è un esempio virtuoso di imprese che hanno rischiato in proprio e riqualificato un’intera zona. Di un quartiere abbandonato, il Comune ha fatto un volano di sviluppo innescando processi di rigenerazione.
La rigenerazione (o riqualificazione) a Reggio Emilia non è solo quella, pur importantissima, dei luoghi fisici, ma anche e contemporaneamente quella della comunità, del tessuto sociale, delle persone: le cosiddette ‘strutture immateriali’. Ne è un esempio la riqualificazione urbana e sociale (in corso) del quartiere di Santa Croce .

Non ultimo, il progetto “B. Diritto alla bellezza” è la chiara espressione di una nuova idea di coesione sociale, di inclusione lavorativa, di innovazione e sviluppo economico. I luoghi che accolgono persone fragili devono essere curati e belli, oltre che funzionali. La bellezza aiuta a stare meglio. Le persone fragili hanno talenti, possono essere protagoniste nella creazione di prodotti ad alto valore aggiunto in un’ottica di inclusione sociale e lavorativa”.