Reggio Emilia, città della conoscenza. “La scuola è un bene comune. Nuove opportunità per i nostri ragazzi”

Reggio Emilia, città della conoscenza. “La scuola è un bene comune. Nuove opportunità per i nostri ragazzi”

“Il bambino è fatto di cento. Il bambino ha cento lingue/cento mani/cento pensieri/cento modi di pensare/di giocare e di parlare… cento mondi da scoprire/cento mondi da inventare/cento mondi da sognare… Il bambino ha cento lingue ma gliene rubano novantanove…”. La lezione di vita e di politica del “maestro” Loris Malaguzzi Reggio Emilia l’ha fatta sua sin dal primo giorno, ed erano gli anni Sessanta, e mai l’ha dimenticata. Lasciare che i bambini – e successivamente gli adolescenti – a scuola possano pensare, ascoltare, parlare, capire, amare, stupirsi, giocare, ragionare, fantasticare… Sono le qualità, le virtù, i valori dell’approccio Reggio Children, che le amministrazioni nel tempo hanno difeso, potenziato e qualificato – attraverso politiche e investimenti senza eguali in Italia – per impedire che qualche adulto sconsiderato rubasse alle nuove generazioni il senso vero dell’istruzione e dell’educazione.

La scuola, bene comune per la collettività

“Reggio ci sa fare con la scuola – sottolinea l’assessora all’Educazione Raffaella Curioni -. La nostra è la città dell’educazione e della conoscenza. Le scuole sono accoglienti, sicure, attente ai valori del civismo. Punti di riferimento nei quartieri, dove è possibile apprendere in spazi confortevoli, con servizi adeguati, insegnanti preparati e continuamente formati nel tempo, e con un’alleanza virtuosa e collaudata con i genitori. La nostra è una scuola aperta, veramente un bene comune per la collettività. I numeri lo dimostrano: Reggio Emilia è passata, nella fascia di età di nostra competenza, da 8.000 alunni a 13.500 in pochi anni. Ogni anno investiamo 30 milioni di euro sulla scuola. Il 20% del nostro bilancio. Sono cifre importanti e sempre in aumento.

Progettazione partecipata e investimenti costanti

A Reggio Emilia la scuola fa la differenza: perché si va oltre il suono dell’ultima campanella, al ruolo tradizionale dell’istituzione scolastica. Basti guardare, ad esempio, ai risultati del nuovo “Patto per l’educazione e la conoscenza”, a regime dallo scorso anno scolastico, sottoscritto da Comune, Ufficio scolastico provinciale e 12 istituti comprensivi della città, che interessa e coinvolge l’insieme di ragazze e ragazzi nella fascia 6-14 anni.  “La scuola – spiega Raffaella Curioni – è da sempre a Reggio Emilia elemento di unione, di identità sociale e culturale. La nostra attenzione è massima e stimoliamo costantemente la progettazione partecipata con la comunità sui piani educativi, così come investiamo continuamente in nuovi edifici, ristrutturazioni e nelle nuove tecnologie”.

200 educatori affiancano, ogni anno, gli insegnanti

Scuole adeguate, accoglienti e funzionali, con progetti educativi all’avanguardia, “cifra politica”  del mandato che va a concludersi e orizzonte preciso e definito anche per gli anni a venire. Reggio ci sa fare nell’educazione significa che il “Reggio Approach”, che ha portato la città ad essere riconosciuta come modello all’avanguardia e a cui tendere nel mondo per i suoi asili nido, è stato di ispirazione anche per le politiche recenti verso le scuole primarie e superiori. Ancora Curioni: “Lo studente è sempre al centro, a qualunque età e in ogni ordine di scuola. Ogni anno 200 educatori si affiancano agli insegnanti per co-progettare percorsi di apprendimento; lo stesso coinvolgimento delle famiglie è altissimo. La qualità dei nidi da sempre è di livello assoluto; dalle scuole primarie alle secondarie di secondo grado abbiamo quindi elevato in maniera esponenziale, in questi anni, il protagonismo degli studenti. Più di 500, ogni anno, partecipano a progetti di cittadinanza attiva e di volontariato”.

Un’idea di città legata all’istruzione

Officina educativa”, l’ufficio con la “mission” della scuola, progetta e fa sì che i vari percorsi educativi si trasformino in esperienza e competenza in continuo divenire. C’è un’idea di città, legata alla scuola, che si è affermata nel tempo e si è fatta ancora più concreta e moderna negli ultimi anni: in questa direzione vanno le azioni relative al calo delle rette dei nidi con circa mille famiglie beneficiarie (l’80% degli iscritti); ai Consigli infanzia-città (.pdf 1,03 Mb), a sostenibilità, benessere, educazione alimentare, raccolta differenziata, banda ultra larga negli edifici scolastici, ecc.. Tutti progetti che troveranno nuova linfa e iniziative dedicate già a partire dai primi mesi del nuovo anno scolastico. Obiettivo: calibrare al meglio il futuro del sistema educativo e della conoscenza di Reggio Emilia. Attraverso, anzitutto, co-progettazioni e percorsi partecipati.

Criticità, comunicazione, continuità…

“Criticità evidenti non ce ne sono – sottolinea Curioni -. C’è il tema del patrimonio edilizio da conservare e qualificare, a cui prestiamo massima attenzione, e alcuni casi, legati alla cronaca, prontamente affrontati. La qualità dei progetti scolastici è riconosciuta. Il tema vero, su cui dobbiamo insistere, è la comunicazione. Perché non tutta la città si rende conto di quanto facciamo o comunque lo dà per scontato. Ma non è così: se la scuola funziona, se si mangia bene, se le classi sono davvero accoglienti e accessibili a tutti è per una nostra scelta, per le idee, i progetti e le risorse che destiniamo. Reggio Emilia deve accorgersi che l’eccellenza educativa della città non riguarda più solo gli anni 0-6, ma è ormai complessiva e trasversale. Le parole d’ordine in questo mandato sono state ‘continuità educativa’ e ‘successo formativo’ dei nostri studenti. Quello che caratterizzerà i nostri sogni e la visione per i prossimi anni sarà un progetto nuovo per una scuola sempre più aperta e preparata a diffondere opportunità, riconoscere diritti e attenuare diseguaglianze. Noi investiamo così tanto nella scuola perché crediamo che attraverso la conoscenza e lo studio i ragazzi avranno la possibilità di conquistarsi la loro libertà, perché solo così si danno opportunità alle nuove generazioni in un mondo che cambia velocissimamente e quindi molto competitivo, perché in una società sempre più diseguale avere una buona educazione è l’unico vero strumento per progredire e potersi costruire una vita come davvero la si sogna”.

 

Nicoletta Montecchi insegna alla Scuola Primaria di Ghiarda. “Siamo una famiglia – racconta -, continuiamo a  confrontarci ogni giorno, a crescere insieme e sperimentare, facendo convivere ogni giorno tradizione e innovazione”.

Uno spazio di lettura speciale può aprire un intero universo di storie immaginate dai bambini. Alla Scuola Primaria Italo Calvino lo chiamano “Lo scrigno dei racconti” e Ada Francesconi, una mamma che ha trasmesso alla sue figlie il piacere della lettura, ci fa scoprire la sua magia.

Nella sede di #viacassoliuno, lo spazio dedicato alle associazioni giovanili di Reggio, lo studente Filippo Zanichelli spiega come funziona Labav, il laboratorio avanzato di cittadinanza. Si tratta di un gruppo formato da una quindicina di ragazzi, supervisionato da un educatore, che affronta tematiche di attualità per la città.  Il Labav è la tappa successiva rispetto alle palestre di educazione civile, da tempo attive in diverse scuole di Reggio Emilia.

“Questo progetto è diverso dagli altri, perché qui sono gli studenti ad essere davvero protagonisti decidendo i temi di discussione e come trattarli”: la studentessa Martina Salvarani racconta come funzionano le conversazioni di Reggio 2029, organizzate dal Comune per ragionare sul futuro con i ragazzi. E su sé stessa dice: “Non so se sarò in Italia o all’estero, ciò che conta sarà poter realizzare i miei obiettivi e realizzare qualcosa di utile”.