Diritti Lgbt, Reggio Emilia città dell’inclusione contro la discriminazione

Diritti Lgbt, Reggio Emilia città dell’inclusione contro la discriminazione

Reggio Emilia è nella storia dei diritti civili in Italia, per almeno due eventi molto importanti. Il primo: in città si è celebrata la prima unione civile nel nostro Paese, per la precisione l’1 agosto 2016 nella Sala del Tricolore, in Municipio. Il secondo: il 17 maggio 2017, sempre nello stesso prestigioso e simbolico luogo istituzionale, è stato sottoscritto per la prima volta in Italia un Protocollo d’intesa per il contrasto all’omotransnegatività e per l’inclusione delle persone Lgbt, un documento che sancisce l’impegno strutturato di istituzioni, organizzazioni e associazioni al fine di promuovere i diritti delle persone Lgbt e contrastare le discriminazioni. Con il Protocollo si è anche attivato un Tavolo interistituzionale. Sono atti che confermano come Reggio Emilia sia storicamente aperta e vigile sul fronte dei diritti, sia umani che civili, con la forza dell’approccio laico e plurale che contraddistingue la nostra città.

Con Alberto Nicolini, presidente Arcigay Gioconda di Reggio Emilia, approfondiamo scopi  e attività del Tavolo interistituzionale e vediamo come l’associazione agisce a livello locale per promuovere e garantire i diritti. Si ricorda che al Tavolo partecipano, oltre al Comune e alla Provincia, il Tribunale, la Procura della Repubblica, gli istituti Penali, l’Ausl, l’Azienda Ospedaliera Santa Maria Nuova, Unimore, l’Ufficio Scolastico, l’Istituzione Scuole e Nidi d’Infanzia, la Fondazione per lo Sport del Comune, la Fondazione Mondinsieme e Arcigay Gioconda.

Perché e con quali obiettivi è stato sottoscritto il protocollo tra istituzioni e associazioni reggiane a contrasto dell’omotransnegatività e l’inclusione delle persone Lgbt e come, in concreto, potrà muoversi il Tavolo interistituzionale?

La potenza del Tavolo, caparbiamente perseguito dall’assessore comunale alle Pari opportunità Natalia Maramotti, sta in primo luogo nella possibilità di fare formazione ai vertici delle istituzioni che vi prendono parte e nel far loro comprendere che esiste anche a Reggio Emilia qualche problema nell’accoglienza delle persone Lgbt, sia verso quelle che si rivolgono ai vari servizi degli enti che verso quelle che ci lavorano. Risulta infatti che pochissime persone impiegate negli enti che partecipano al tavolo abbiano fatto coming out, significa quindi che nei loro ambienti di lavoro incontrano delle difficoltà a poterlo fare. Ora tutti gli enti aderenti stanno predisponendo una serie di azioni per capire cosa concretamene si può fare nella propria istituzione per migliorare la situazione. Arcigay si mette ovviamente a disposizione, con tutti i suoi strumenti e competenze, per favorire queste azioni.

La cosa più straordinaria della costituzione del Tavolo è poi che ci permette e ci permetterà di avviare molti più progetti di prima, con ciascuno degli enti partecipanti. Penso ad esempio a progetti nella sezione per persone transessuali del carcere di Reggio, in cui si vive una doppia situazione di fragilità, oppure ancora all’introduzione del doppio libretto universitario, grazie al quale le persone in transizione possono indicare liberamente la propria identità elettiva. Il Tavolo insomma, che viene ora preso ad esempio in altre città dell’Emilia-Romagna e il cui modello Arcigay si impegna a far conoscere in tutta Italia, ci convince perché permette realmente di fare delle cose.

Tra Arcigay e Comune di Reggio esiste un buon rapporto di collaborazione?

L’attenzione a questi temi da parte del Comune è di lungo corso. Ad esempio è attiva da quasi 20 anni una convenzione con Arcigay per offrire servizi alle persone, quali ad esempio un centro di documentazione o sportelli di contatto e orientamento di vario genere. Il servizio più importante sono i diversi gruppi di incontro settimanali e mensili, divenuti nel corso del tempo un punto di riferimento per la socializzazione e la condivisione. Abbiamo poi il nostro sportello di ascolto “Arcobaleno” , un’esperienza nata due anni fa in collaborazione con il Municipio, che rappresenta un punto di presenza istituzionale prezioso che non vorremmo perdere bensì ampliare. Ci siamo poi trovati fianco a fianco con il Comune anche in occasione del Remilia Pride 2017, una manifestazione che è stata unica e rivoluzionaria per noi e che ha visto la partecipazione più alta per un Pride in una città di provincia, con circa 15.000 persone che hanno sfilato sulla via Emilia. Quell’evento ha contribuito a rompere molti stereotipi ed è stato il primo grande Pride in una città sulla via Emilia tra Milano e Bologna, un appuntamento che poi è divenuto itinerante nell’area mediopadana e che nel 2018 si è svolto a Mantova.

A Reggio Emilia si vivono situazioni di discriminazione?

Reggio non ha di recente registrato episodi clamorosi di discriminazione e non notiamo un clima particolarmente negativo verso le persone Lgbt. Rimane comunque il problema che molte persone, anche le più giovani, hanno ad accettare la propria identità e a farsi accettare in famiglia. L’associazione ospita e assiste ogni anno diverse persone che hanno bisogno di un rifugio in alcuni momenti della vita. Questo passaggio è ancora più complesso per i giovani stranieri di seconda generazione, che si trovano a fare da ponte tra due culture e spesso finiscono per nascondere il loro orientamento.

Bisogna poi tenere presente che l’essere una persona Lgbt è spesso il motivo che costringe a immigrare, lasciando il proprio paese di origine. L’accoglienza di queste persone è uno degli obiettivi principali di Arcigay Gioconda. Tony Andrew, un attivista gay nigeriano che per questo motivo è dovuto fuggire dal proprio paese, è stato ospitato da noi quasi due anni fa e ora fa parte del nostro direttivo, occupandosi in prima persona del nostro gruppo migranti. Offriamo poi aiuto a una trentina di immigrati dall’Africa e dal centro-sud America tramite colloqui quando sono in difficoltà, assistenza con le pratiche per i documenti, accompagnamento in ospedale o ai servizi sociali se necessario, sostegno umano inserendoli in rete con altre persone e non lasciandoli soli e isolati.