Cultura e creatività, pilastri della rigenerazione urbana e dello sviluppo

Cultura e creatività, pilastri della rigenerazione urbana e dello sviluppo

“Abbiamo abbinato rigenerazione urbana e nuove funzioni culturali per rendere Reggio Emilia ancora più accogliente, e per incrementare, grazie al contributo attivo delle persone, crescita culturale, sviluppo economico e coesione sociale”.

Giordano Gasparini, Dirigente dei Servizi Culturali del Comune, racconta di come Reggio Emilia, in particolare in questi ultimi anni, ha ripensato il proprio modello di sviluppo per convertirlo da un’economia produttiva ad un’economia della conoscenza, capace di attrarre talenti, professioni ad alta specializzazione e “diffondere” contaminazione tra saperi, esperienza e competenze. Una visione, con profonde rilevanze economiche per la città, in cui cultura e creatività sono pilastri fondamentali.

“Abbiamo saputo comunicare efficienza e ricettività, costruendo un clima di inclusione e offrendo opportunità legate alle istituzioni culturali cittadine. Si è affermata un’idea di città attraente e amichevole, dove la qualità dell’offerta viene dalla co-progettazione, da un’azione di governance che funziona e vede protagonisti istituzioni, mondo delle imprese e associazionismo. In questo contesto, le politiche culturali non potevano che essere il fulcro dei progetti messi in campo riguardo spazi e aree dismesse. Si è proceduto con un complesso e strutturato disegno di recupero e rigenerazione urbana di un vasto patrimonio storico e architettonico finalizzato allo sviluppo tecnologico, economico e culturale del territorio. Sulla disponibilità di questi nuovi spazi e su queste connessioni internazionali abbiamo progettato l’articolazione di progettualità culturali esistenti e innovative. Tanti gli esempi possibili. La rigenerazione del quartiere S. Croce/Ex Officine Meccaniche Reggiane, con insediamenti legati all’innovazione tecnologica, la produzione culturale e la vocazione formativa: già ad aprile inaugureremo la prima parte del progetto di ripristino di quell’area industriale storica e di avvio delle nuove funzioni. Quindi il recupero del complesso rinascimentale dei Chiostri benedettini di S. Pietro, nel pieno centro della città, che ospiterà attività espositive e insediamento di imprese culturali, oltre a un laboratorio di ricerca nel settore dell’innovazione sociale.

“Va poi sottolineato come le esperienze più significative già realizzate siano il frutto di importanti investimenti posti in essere nel corso degli ultimi decenni – sottolinea Gasparini-. Il Centro Malaguzzi (con il recupero degli ex magazzini Locatelli) e Reggio Children, eccellenza internazionale nel settore dell’educazione e della ricerca pedagogica; La Fondazione Nazionale della Danza con la Compagnia Aterballetto e la nuova sede presso l’ex Fonderia Lombardini; il Festival internazionale di Fotografia Europea con il suo vivacissimo “Circuito off”; le manifestazioni espositive della Fondazione Palazzo Magnani; importanti archivi (conservati presso la Biblioteca Panizzi) e manifestazioni dedicate a figure storiche del nostro territorio come il fotografo Luigi Ghirri e lo scrittore e sceneggiatore Cesare Zavattini”.

Dietro l’angolo altri eventi di livello assoluto. Reggio Emilia è considerata la “Capitale Italiana della Danza” e in questo senso nel 2019 ospiterà la Piattaforma Nazionale della Danza, promossa dal MIBACT e i festeggiamenti per il 40° della nascita della Compagnia Aterballetto; nel 2020 sono in calendario la prima edizione del Festival Internazionale con la presenza delle più importanti compagnie della danza contemporanea e una serie di concerti di artisti internazionali. Sempre nel 2020, negli spazi gestiti dalla Fondazione Palazzo Magnani, si terrà una importante esposizione realizzata in collaborazione con il Museo Ermitage di S. Pietroburgo.

“Puntiamo dunque ad eventi di rilievo e con dinamiche internazionali – prosegue Gasparini –  così come intendiamo far diventare sempre più il tessuto associativo e di volontariato della città parte dei progetti culturali. Penso alle collaborazioni con associazioni impegnate in aree complesse, come le attività proposte al Binario 49. Le proposte culturali diventano così elemento per rendere più accessibile e sicura la città.

Lavorare in staff porta poi importanti risultati in tutti i campi: penso a quanto stiamo facendo per la Biblioteca Panizzi e al suo impatto sulla città – con circa 2000 accessi giornalieri – la cui fruibilità migliorerà ulteriormente attraverso la riqualificazione degli spazi e il restyling dell’antica loggia ottocentesca. Nel dettaglio, il progetto prevede il restauro e il risanamento conservativo di alcuni ambienti di Palazzo San Giorgio, intervento che coinvolgerà soprattutto l’ala sud del palazzo, l’attuale loggia Ferraroni, con l’intento di adeguare gli spazi alle nuove esigenze di un servizio bibliotecario in continua evoluzione e di rispondere alla necessità di una maggiore accessibilità e accoglienza.  L’intervento sulla loggia ha lo scopo di riconfigurare l’intera galleria nelle sue caratteristiche originali, eliminando le strutture non appartenenti al progetto settecentesco e recuperando il dialogo con il cortile. Attraverso il rinnovamento totale dei complementi d’arredo, la loggia Ferraroni ospiterà la nuova Sala Riviste della biblioteca: una trasformazione dello spazio da galleria di transito e collocazione libraria, ad ambiente informale e accogliente per la lettura in una galleria luminosa e versatile. Stiamo dunque creando una biblioteca più moderna, una nuova emeroteca, un grande luogo della socialità cittadina inserito all’interno di un più ampio sistema bibliotecario fatto di una biblioteca centrale e 5 decentrate, situate nei quartieri della città, che rappresentano vivaci centri di iniziative e punti di riferimento e incontro per i cittadini”.

“Nell’immediato futuro – conclude Gasparini – abbiamo l’importante opportunità legata alle manifestazioni del bando Città Capitale italiana della cultura 2020. Ha vinto Parma, come noto, ma il primo atto è stato siglare una collaborazione a tre, con anche Reggio Emilia e Piacenza, per un cartellone comune di proposte tra cultura, turismo e gastronomia. Infine il ‘grande sogno’: la messa a sistema dell’Archivio storico delle Officine Reggiane, il cui primo documento risale al 1904. Un lavoro enorme di organizzazione e catalogazione di migliaia di documenti che parlano della storia della città .  Nel giro di 3-4 anni vogliamo completare il tutto, riportare l’Archivio nella sua sede naturale, alle Officine Reggiane, e renderlo patrimonio condiviso”.