CRPA e Università: Agricoltura di qualità, Reggio Emilia polo d’eccellenza

CRPA e Università: Agricoltura di qualità, Reggio Emilia polo d’eccellenza

La vocazione agricola di Reggio Emilia si perde nei tempi ed è certamente uno dei principali motori dello sviluppo economico e della ricchezza del territorio, anche in settori imprenditoriali ed industriali in apparenza molto distanti da quelli della cura della terra e dell’allevamento. La cultura industriale reggiana poggia sulle solide basi della tradizione contadina e guarda al futuro unendo tradizione e innovazione. Negli ultimi anni, in particolare, si è riaffermata la consapevolezza della centralità del sapere e del fare agricolo come elementi distintivi e identitari della Food Valley emiliana in cui Reggio Emilia è, e vuole sempre più essere, un polo attrattivo. In questo contesto, e con questi obiettivi, fondamentali sono due aspetti strettamente connessi tra loro: ricerca e innovazione.

Ne parliamo con i rappresentanti di due tra le principali realtà che contribuiscono, con la loro attività, allo sviluppo del settore agroalimentare reggiano: il presidente del CRPA (Centro Ricerche Produzioni Animali), Giuseppe Veneri, e il vice direttore del Dipartimento di Scienze della Vita (ex Facoltà di Agraria) di UNIMORE e direttore del Centro di Ricerca Interdipartimentale Biogest-Siteia, prof. Domenico Pietro Lo Fiego.

A quali principali progetti stanno lavorando i vostri Centri sul tema dell’innovazione?

Veneri: Il CRPA si occupa di innovazione, ricerca e formazione nel settore delle produzioni animali con progetti che hanno due obiettivi principali: la sostenibilità economica dell’allevamento e la sua accettazione sociale. L’innovazione può quindi permettere di limitare l’impatto ambientale dell’allevamento e prevederne una corretta gestione, con la riduzione delle emissioni al suolo e in atmosfera, con concimazioni mirate, cura del benessere animale, ecc… Lavoriamo a progetti POR FESR della Regione Emilia-Romagna e tra questi quelli di tipo GOI; PSR; UE; progetti Life e progetti direttamente proposti da noi e realizzati insieme ad aziende, consorzi e Pubblica Amministrazione, come ad esempio REKO; AGRINET e SI-PR Sistema Informativo filiera Parmigiano-Reggiano. Gli ambiti di intervento di questi progetti sono numerosi e in questi la filiera del latte e quella suinicola sono da sempre, proprio per la tradizione del nostro territorio, oggetto di attenzione particolare. Si va dallo studio delle migliori tecnologie produttive, all’agricoltura conservativa (conosciuta anche come “agricoltura blu”), all’ottimale utilizzo dell’irrigazione, alla promozione della filiera corta, al recupero delle acque reflue in un’ottica di economia circolare, alla produzione di biogas e biometano, alla corretta alimentazione (ad esempio con il progetto per il controllo della quantità di sale presente nel Parmigiano-Reggiano).

Lo Fiego: La nostra mission è produrre alimenti sani e sicuri nel rispetto dell’ambiente, del benessere animale e della salute del consumatore. Nel corso degli ultimi anni ci stiamo concentrando sempre più su metodi di economia circolare per ridurre gli scarti mediante il riuso per trasformarli in mangimi, alimenti o energia. Il Centro BIOGEST dell’Università di Modena e Reggio Emilia, che si occupa del miglioramento e della valorizzazione della risorse agro-alimentari, ha appena terminato sei progetti, finanziati dalla Regione sui POR FESR 2014-2020, due dei quali coordinati dal Centro, ed ha in corso altri progetti nazionali o europei. Tra i primi si possono citare “Green Charcuterie” per il miglioramento delle caratteristiche nutrizionali, funzionali e tecnologiche della carne suina con l’integrazione di fonti lipidiche ad alto contenuto di grassi omega-3 e antiossidanti naturali estratti da sottoprodotti vegetali. Oppure ancora Sostinnovi, per l’innovazione e la sostenibilità nella filiera vitivinicola; ValoriBIO per la valorizzazione dei rifiuti organici mediante insetti per ottenere prodotti ad alto valore aggiunto da destinare alla produzione di bioplastiche per l’agricoltura; MICROEMIRO che ha tra gli obiettivi ottenere un nuovo alimento fermentato a base di frutta secca per vegani, produrre formaggi freschi a basso contenuto di sale, lattosio e apporto calorico, ridurre i rischi legati a patogeni come conseguenza dell’innovazione tecnologica e incrementare la shelf life dei prodotti; GENBACCA per individuare nuovi genotipi di pomodoro che resistano meglio al freddo e che entrino precocemente in produzione;  SMART WHEAT per individuare varietà di frumento a basso impatto su chi è affetto da celiachia. Altri progetti svolti presso il Dipartimento riguardano lo studio dei prodotti del territorio (aceto, aceto balsamico tradizionale, il recupero di varietà antiche), la selezione di microorganismi per il settore alimentare, lo studio della resistenza degli insetti agli agrofarmaci e lo studio di materiali innovativi per il packaging alimentare volto alla riduzione dell’impiego delle plastiche in questo settore.

Come, in materia di innovazione e ricerca, collaborate con le aziende del territorio reggiano?

Veneri: In moltissimi dei 27 progetti GOI di cui siamo partecipi, come prevede la politica regionale, le aziende sono in prima fila insieme all’ente di ricerca. Una ventina di questi progetti vedono la partecipazione di aziende agricole e agroalimentari locali reggiane. CRPA mette poi sempre a disposizione delle aziende ricercatori per incontri di approfondimento che siano ritenuti opportuni. Abbiamo inoltre un rapporto continuativo e produttivo con le associazioni di categoria.

Lo Fiego: Molti progetti, soprattutto quelli finanziati dalla Regione Emilia-Romagna ma non solo, prevedono la partecipazione diretta delle aziende locali. Ad esempio, per i progetti PSR, i ricercatori vanno direttamente in azienda per rilievi e interventi sul sistema produttivo. Il Dipartimento ha in corso collaborazioni con il consorzio Fitosanitario di Modena-Reggio, con il consorzio del Parmigiano-Reggiano, con Coopbox, le aziende Ferrarini ed Elegen… Alcune delle aziende stipulano con il Dipartimento o il Centro dei contratti per affrontare problematiche di interesse dell’azienda, altre collaborano alle nostre ricerche mettendo a disposizione strutture, materiali o persone. Inoltre abbiamo creato la start up Packtin che si occupa del riutilizzo di scarti vegetali e agricoli per creare packaging biodegradabili.

Come vengono messi a disposizione e a beneficio della città i risultati della vostra ricerca?

Veneri: La nostra sede è a Reggio Emilia e cerchiamo quindi di privilegiare il Tecnopolo come sede principale dei nostri seminari per divulgare i risultati delle ricerche. Le aziende reggiane hanno perciò maggiore possibilità di venire in contatto con le informazioni e i risultati ottenuti e ne curiamo con attenzione anche la diffusione ai consorzi di tutela e alle associazioni di categoria. Ovviamente le nostre attività di ricerca sono svolte anche in collaborazione con Università e Centri, sia italiani che europei che ne danno a loro volta diffusione. Gli esiti delle ricerche sono poi pubblicati in articoli di riviste specialistiche, sui siti web di progetto e trattai in seminari e convegni.

Lo Fiego: I risultati sono pubblicati su riviste scientifiche, per lo più straniere, per una questione di impatto, in quanto la ricerca non va considerata solamente come locale. Ha comunque un notevole impatto sullo sviluppo sociale ed economico di un territorio. A livello locale i risultati vengono inoltre divulgati attraverso le cosiddette attività di terza missione, dove vengono illustrati al pubblico con un linguaggio divulgativo molto semplice. Un esempio tra tutti è la “Settimana della cultura tecnica”, in cui vengono organizzati mini-convegni ai quali partecipano le scuole.

Qual è il vostro ruolo nella manifestazione “Agripride”, la cui seconda edizione si è tenuta a fine settembre a Reggio Emilia?

Veneri: Siamo partner scientifici insieme al Comune e all’Università di questo evento che vuole richiamare la centralità dell’agricoltura e farne conoscere gli innumerevoli aspetti su più livelli e a tipologie di pubblico molto differenziate. In questa occasione abbiamo presentato i nostri progetti di ricerca più significativi con l’obiettivo di mostrare alla città quanto stiamo facendo, cercando di avvicinare a temi tecnici anche i non addetti ai lavori. Abbiamo inoltre organizzato per il Comune, insieme all’Università, il talk show dal titolo “Agro-Ricerca: la scienza in azienda”, che si è tenuto ai Musei Civici il 29 settembre con la conduzione di Patrizio Roversi: aveva l’obiettivo di  far incontrare agricoltori e ricercatori per presentare alla cittadinanza i loro progetti più innovativi.

Lo Fiego: Nell’ultima edizione siamo stati organizzatori insieme al Comune e al CRPA e abbiamo curato il talk show dedicato alla scienza nel settore agrario. Il connubio tra scienza, agricoltura e produzione del cibo rappresenta una sfida del futuro, soprattutto alla luce dei rapidi cambiamenti climatici, del consistente aumento della popolazione e in presenza di un consumatore sempre più attento alle problematiche ambientali, del benessere animale e della propria salute. Il talk show ha avuto come temi principali alimenti e salute, sostenibilità e innovazione tecnologica e per ciascuno di questi sono state illustrati in modo creativoe molto comprensibile due progetti nati dalla collaborazione tra aziende reggiane e ricercatori.

Qual è il rapporto di collaborazione tra la vostra realtà e il Comune?

Veneri: Il Comune di Reggio Emilia negli ultimi anni ha riconosciuto e creduto nel ruolo dell’agricoltura e nella necessità di dialogo e diffusione delle informazioni, come testimonia anche l’aver sostenuto in modo coerente diverse iniziative, non ultima “Agripride”. Un chiaro esempio è stata la realizzazione del Tecnopolo e l’avervi collocato unità di ricerca che vanno dalla meccanica e meccatronica all’agroalimentare. Tra queste il nostro CRPA Lab, dedicato alla ricerca industriale rivolta ai settori dell’agroalimentare e dell’ambiente ed energia. Il Comune ha poi adottato e sostenuto due nostri progetti. Si tratta del Parco Commestibile, un ettaro di terreno a Villa Canali dove viene messo a punto un modello sostenibile di pratiche agricole in un’area di confine tra città e campagna, recuperando il paesaggio agrario tradizionale. Sono state messe a dimora 70 piante e, tra esse, sono coltivati varie specie orticole. CRPA è coordinatore del progetto, realizzato in collaborazione con coop sociali e Università di Parma. Il secondo progetto è REKO, un gruppo facebook che mette in contatto i produttori agricoli del territorio con consumatori residenti e permette prenotazioni e ritiro dei prodotti in un luogo prefissato una volta alla settimana. Ha preso il via nel 2017 ed è il primo esperimento in Italia del progetto REKO ideato in Svezia. Infine CRPA è tra i cofondatori, insieme al Comune, della Fondazione E-35, che promuove incontri e scambi di esperienze a livello internazionale anche sui temi dell’agricoltura.

Lo Fiego: Il rapporto tra il Dipartimento e il Comune nell’ambito del settore agroalimentare si sta consolidando e intensificando sempre più negli ultimi anni, segno che gli enti locali comprendono  che l’Università è una vera risorsa. Abbiamo collaborato a molti progetti, come quello degli orti urbani, avviato durante Expo 2015; alla progettazione, in collaborazione con l’ASL, dell’arredamento di aree fitness nell’area di San Lazzaro, ove abbiamo la sede didattica e gli uffici. Abbiamo poi un nostro docente rappresentante nella Consulta Verde e stiamo partecipando ai progetti di valorizzazione della Reggia di Rivalta e del Mauriziano.