Cancellati terreni edificabili per dare spazio ad agricoltura e verde

Cancellati terreni edificabili per dare spazio ad agricoltura e verde

Più spazio per l’agricoltura e misure per favorire la rigenerazione urbana e consumare meno suolo dando così una risposta concreta, anche da Reggio Emilia, sull’uso delle risorse del pianeta e sul tema dell’emergenza climatica. Le recenti azioni dell’Amministrazione comunale in ambito agricolo e ambientale delineano un percorso chiaro e coerente. Abbiamo chiesto all’assessore alla rigenerazione urbana e del territorio, Alex Pratissoli, di approfondirne modi e finalità.

Aziende agricole e rigenerazione urbana, come si tengono insieme queste due voci, all’apparenza distanti, nelle politiche amministrative?

Gli strumenti di programmazione della città hanno il compito non solo di promuovere e sostenere politiche di rigenerazione urbana, ma anche includere le aziende agricole, occuparsi di terreni coltivati e di sovranità alimentare. Ciò deve accadere rivedendo la visione urbanocentrica che la pianificazione ha avuto in passato, consegnando all’agricoltura lo spazio che merita nelle politiche di sviluppo e nei piani di utilizzo del territorio. E in questo senso sono state introdotte significative novità allo strumento urbanistico per favorire le attività delle aziende agricole. Occorre infatti togliersi dall’idea bucolica del territorio rurale, studiato e considerato fino ad oggi soprattutto attraverso il linguaggio del paesaggio, e considerare l’agricoltura per ciò che veramente è, ovvero un settore economico fatto di innovazione e imprese, spesso eccellenze uniche nel panorama mondiale. Così facendo si rafforza anche la resistenza del tessuto rurale alle pressioni esercitate dalla città e gli agricoltori si affermano come principale soggetto col quale condividere la valorizzazione, anche paesaggistica, del territorio rurale.

Come, in concreto, si attribuisce questo ruolo agli agricoltori?

Sono state adottate due successive varianti allo strumento urbanistico per favorire l’attività degli IAP (Imprenditori Agricoli Professionali). Queste hanno introdotto una serie di novità importanti per le aziende agricole, la prima delle quali è qualificare gli IAP come principali interlocutori dell’amministrazione comunale. È stata inoltre introdotta una nuova definizione di unità fondiaria agricola, comprensiva dei terreni in affitto; così come è ora possibile vendere e operare piccole trasformazioni di prodotti senza necessità del cambio d’uso urbanistico, favorendo in tal modo la diffusione della produzione e vendita di prodotti tipici locali. Agli agricoltori è inoltre assegnato un importante ruolo di tutela e valorizzazione paesaggistica, attraverso nuove e più stringenti indicazioni in merito al corretto inserimento paesaggistico di edifici in territorio agricolo, nonché la compartecipazione alla rinaturazione e all’incremento della biodiversità del territorio rurale attraverso la piantumazione di nuovi alberi e arbusti in corrispondenza di ogni nuovo intervento.

Infine, per quanto riguarda gli usi residenziali limitatamente agli imprenditori agricoli professionali, viene favorito il recupero degli edifici esistenti attraverso l’utilizzo dell’intera superficie complessiva a discapito di nuove costruzioni. Per tutte le aziende agricole è inoltre prevista la possibilità di ampliare ed ammodernare depositi ed allevamenti. La principale semplificazione riguarda infine la possibilità di ampliare le strutture esistenti e insediare nuovi centri aziendali attraverso procedure che garantiscono tempi molto più celeri che in passato. Queste ed altre misure di tutela e sviluppo dell’agricoltura sono anche il frutto del Protocollo di intesa sottoscritto nel luglio 2015 da Comune di Reggio Emilia, Regione Emilia-Romagna, Camera di Commercio, associazioni di categoria dell’agricoltura ed altri soggetti pubblici e privati attivi nel mondo agricolo e agroalimentare.

La leva fondamentale per ridurre il consumo di suolo e favorire le rigenerazione è l’urbanistica, quanto e come ha inciso negli ultimi anni?

L’obiettivo dell’amministrazione, tradotto in concrete misure già attive sul territorio è duplice: da un lato consolidare e incentivare i processi di rigenerazione urbana dell’esistente a discapito del nuovo costruito, dall’altro sostenere l’attività degli imprenditori agricoli come primi custodi del paesaggio rurale. In questi anni una serie di atti amministrativi approvati dal Consiglio comunale hanno sancito il definitivo superamento di un modello di sviluppo quantitativo in cui il binomio crescita economica e consumo di suolo sembrava inscindibile. Successive varianti allo strumento urbanistico hanno complessivamente stralciato oltre 2 milioni e 400.000 mq di aree potenzialmente edificabili in territorio agricolo, pari a circa 3.450 nuovi alloggi, e 46.000 mq di superficie di vendita pari a 18 nuovi grandi centri commerciali. Contemporaneamente sono stati introdotti da un lato nuovi corridoi ecologici per oltre 2 milioni e 180.000 mq, dall’altro misure normative incentivanti e semplificazioni amministrative, come si è già detto, per le attività imprenditoriali degli agricoltori.

Se non si costruisce ex novo si può comunque rigenerare e riusare ciò che esiste già. Ci può dare qualche dato?

Fra i tanti dati che possono essere citati a conferma di questa definitiva evoluzione verso la rigenerazione e riuso dell’esistente, quali ad esempio gli oltre mille cantieri di recupero in centro storico negli ultimi tre anni o i quasi cento nel solo 2017 nel parco industriale di Mancasale, il più significativo appare essere la percentuale degli interventi edilizi relativi al recupero di immobili esistenti, pari al 97,1% del totale, mentre solo il 2,9% è relativo a interventi di nuova costruzione dei quali, la maggioranza, per dare risposta a esigenze produttive di aziende insediate sul territorio.

Qual è, quindi, la visione più ampia che Reggio Emilia intende perseguire in campo ambientale con queste misure?

La strategia della rigenerazione urbana e dell’aumento dei corridoi ecologici e delle fasce verdi rappresenta anche una scelta consapevole nei confronti della posizione che la nostra città vuole tenere sul tema dell’emergenza climatica e l’attenzione all’uso delle risorse del pianeta. Vi è infatti la consapevolezza che imporci obiettivi più stringenti rispetto a quelli dell’Unione europea su riduzione delle emissioni di CO2, efficienza energetica ed uso di fonti rinnovabili rappresenta una opportunità e non un limite per la crescita della città. Il rispetto dell’ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici rappresentano infatti non solo una responsabilità sociale cui non dobbiamo rinunciare ma anche una enorme opportunità per lo sviluppo economico competitivo e ad alto valore aggiunto del nostro territorio. L’ambiente deve in tal senso divenire una assoluta priorità non solo perché ve ne è la necessità ma perché segnerà la distinzione fra paesi ed economie avanzate e quelli che rimarranno agganciati a modelli di sviluppo già oggi superati, basati su alti consumi, fonti fossili, bilanci economici e sociali che non considerano la variabile ambientale fra quelle strategiche.