Bambini e giovani volontari in amicizia in via Dalmazia

Bambini e giovani volontari in amicizia in via Dalmazia

Lo spazio condominiale di una palazzina in via Dalmazia, che ospita famiglie seguite dai servizi sociali,  è diventato il luogo in cui si sta creando, settimana dopo settimana, una piccola comunità a partire dall’interazione tra i bambini residenti e alcuni giovanissimi volontari. Un esperimento stimolante, reso possibile dall’Associazione di volontariato “Perdiqua” onlus che da dicembre scorso ha avviato, in collaborazione con il Polo sociale Ovest del Comune di Reggio Emilia, il progetto “In amicizia in via Dalmazia”. Il 7, 14 e 21 dicembre, dalle 16.30 alle 18.30, si sono svolti i primi tre pomeriggi di animazione per i bambini che vivono nella palazzina e le loro famiglie. Si tratta di nuclei composti da adulti e minori, per la maggior parte in età pre-scolare o di scuola elementare, che risiedono in via Dalmazia per un periodo al massimo di un anno, in attesa di una sistemazione in una casa popolare.

Nello spazio a piano terra i bambini, una decina tra i 5 e gli 8 anni, si incontrano con quattro  volontari e un coordinatore di “Perdiqua” per fare giochi, laboratori e attività creative o trovare un po’ di aiuto nel fare i compiti. Se e quando si presenta l’occasione, anche gli adulti presenti nella palazzina possono essere coinvolti nelle attività, magari cucinando o suonando insieme. L’obiettivo è offrire un sostegno, per ora limitato a un solo pomeriggio settimanale, a famiglie che vivono situazioni che meritano l’attenzione dei servizi sociali. Soprattutto però si vuole arrivare a creare legami e relazioni significative che, senza un supporto e competenze esterne al condominio, non sarebbero altrimenti realizzabili.

“Il modello che utilizziamo per questo progetto è molto simile a quello delle nostre ‘Basi Studio Giocanti’, servizi educativi territoriali animati e sostenuti da gruppi di volontari adolescenti – spiega Sara Bigi, coordinatrice dell’associazione “Perdiqua” -. Finora ne abbiamo attivate 7 a Reggio, tutte con lo scopo di costruire comunità in quartieri popolari della città. Oltre a via Dalmazia, sono Gardenia, don Pasquino Borghi, Santa Croce, Fenulli-Compagnoni, Villaggio Foscato, Roncocesi. Nelle altre Basi Studio Giocanti gli incontri tra volontari e bambini hanno una frequenza di 2 pomeriggi alla settimana, in via Dalmazia per ora ne stiamo proponendo uno ogni due settimane”.

La caratteristica che contraddistingue l’associazione è il coinvolgere volontari molto giovani, ragazze e ragazzi per lo più adolescenti. Anche i peer educators di “Perdiqua”, cioè i volontari esperti che formano le nuove leve, hanno 20 anni o poco più. “Oltre che coi servizi del Comune lavoriamo quotidianamente con le realtà di base dei territori (associazioni, circoli, comitati di cittadini, scuole, commercianti, biblioteche, ecc..). Lo stesso progetto di via Dalmazia esiste anche grazie a donazioni private di commercianti del quartiere. La nostra attività principale – prosegue Sara, anche lei giovane educatrice nemmeno trentenne – sono proprio i percorsi di sensibilizzazione al volontariato nelle scuole superiori di Reggio. I peer educator accompagnano poi i ragazzi che vogliono fare delle esperienze di volontariato e gli offrono la possibilità, grazie alle realtà della rete “Mi fido di te” – un  progetto portato avanti dalla nostra associazione in collaborazione con la Caritas diocesana – di potersi applicare nei più vari ambiti in cui si sentono di intervenire, dall’assistenza anziani a quella per i disabili, all’animazione per i bambini, come nel caso di via Dalmazia”.

Così, in forza a “Perdiqua” ci sono già ben 250 volontari reggiani under 20 e una quindicina di educatori poco più “vecchi” di loro, tutti pronti a rispondere a bisogni effettivi della comunità.

“In via Dalmazia c’è un’area ampia nel giardino esterno che ci piacerebbe utilizzare con la bella stagione – aggiunge Sara – e vedremo se sarà possibile realizzare lì uno dei nostri campi estivi di strada ‘L’isola che c’è’, un’altra nostra attività per i bambini che non hanno la possibilità di accedere ai campi estivi. Intanto ci piacerebbe coinvolgere anche i loro genitori. Certo dipenderà dalla loro disponibilità a lasciarsi coinvolgere, ma vediamo nelle nostre esperienze che i genitori sono sempre molto grati quando gli si porta un servizio di reale utilità”.